Rimbocchiamoci le maniche

Passeggiando lungo il Porto Antico di Genova alla volta della stazione di Principe, mi sono imbattuto in un deja-vu della mia infanzia, ricordo mio nonno, che aveva navigato una vita intera, cucire le reti al porto di Savona, e lo stesso è successo ieri vedendo i pescatori intenti in questo mestiere che oramai sta perdendo la sua vitalità.

Un immagine che in una città dal sapore antico come Genova riusciamo ancora a fare nostra, ma quanti sono i lavori che in Italia stanno scomparendo?

Parecchi, penso al mestiere del panettiere, lavoro di fatica, di sacrificio che ha parecchie difficoltà nel trovare manodopera, i nostri giovani non sono intenzionati a alzarsi presto la mattina e nel weekend, il macellaio (toh,mi ricorda qualcosa) ucciso forse dall’avvento del veganesimo e dai continui servizi giornalistici che attaccano la qualità della carne.

Altri che stanno perdendo quota per l’avvento del progresso tecnologico ma anche quello più specificatamente digitale. In primo luogo, strumenti sempre più efficaci e sicuri incrementeranno la produttività e quindi la possibilità di fare a meno dell’uomo. Il mestiere del taglialegna rischia di chiudere i battenti per la domanda di “legna” che scenderà progressivamente a causa dell’abbandono del cartaceo, carte e scartoffie verranno sempre più sostituiti da file e altri contenuti digitali.

L’operaio è in perdita da sempre, la tecnologia ha  permesso la realizzazione di macchine sempre più complesse ed efficienti, se la meccanizzazione ha fatto stragi di lavoro nell’Ottocento, figuriamoci nel ventunesimo secolo. L’agricoltura invece vive momenti di alti e bassi, in crisi nei primi anni 90, in ripresa ultimamente con il ritorno alle campagne.

Per un breve periodo della vita, mi sono occupato della gestione del personale e mi sono imbattuto, ahimé, in colloqui con ragazzi, miei coetanei che, ad esempio, il weekend non volevano lavorare, accompagnati dai genitori, con pretese di rifiuto verso il lavoro straordinario.

La richiesta esiste, diamoci da fare, rimbocchiamoci le maniche, non chiamiamoli lavori umili ma mestieri. Poi come si dice, prendi l’arte e mettila da parte. Mi ci rivedo troppo in questa frase lo ammetto.

Siate affamati, come diceva Steve Jobs, per gli amici italiani Stefano Lavori, non a caso.

Non facciamo morire i lavori che hanno fatto grande questo bel Paese.

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