Mancano solo 365 giorni

Chiedo scusa, molti di voi si saranno strappati i capelli ieri per non aver visto pubblicato il pezzo sulla giornata di venerdì ma volevo raggruppare tutto il possibile per chiudere in bellezza la settimana sanremese.

Un week-end che si può considerare spaziale. Il Festival di Sanremo non è solo musica, é tutto ciò che ci gira intorno, l’amicizia, il grande lavoro.

Era venerdì, nessuno mi ha rotto i coglioni, anzi, prima di un pranzo ignorante al Mc abbiamo dato lo scoop della possibilitá della vittoria del Premio della Critica della sala stampa Lucio Dalla a Tommaso Pini nonostante sia stato escluso a sorpresa dalla corsa alla vittoria delle Nuove Proposte poi vinto dal nostro intervistato Lele. Non lo sapeva. È successo. #CampuswavePortaBene.

Gran lavoro in sala stampa bisogna far uscire tutte le conferenze e interviste sui social e su youtube.

Verso sera, senza il socio Roberto, partito alla volta di Alassio per ritirare il premio della sua squadra, prima in Europa per vittorie consecutive, si va in giro per Sanremo a caccia di interviste per il giornale. Ci appostiamo, Zingaretti mi snobba, Chiara e Samuel salutano, il ciclista Pozzato mi fa brillare gli occhi quando parlo di ciclismo, Clementino é una macchina da videocamera, a Alice Paba manca qualche rotella.

Conosco delle ragazze, molto carine, c’è l’approccio, le avremo dovute beccare più tardi in discoteca, non vi sto a raccontare cosa è successo, solo una cosa, fortunato nelle Luciate non in amore. A ballare ci siamo andati lo stesso, Sconvoltz Quiz, Barcellona come capitale della Russia ti fa capire il livello della serata.

La mattina dopo è tragica, si accusa la stanchezza, il buon Desso cade in piedi sfondando il letto, manco fosse Sergio Sylvestre, non sono in formissima, riposo parecchio prima di vedere i ragazzi sul Red Carpet con un servizio sulla nostra radio sul Tg3 regionale.

Pronti alla finale, pizza in sala stampa e non è solo una cosa da mangiare, la puntata è lunghissima, lenta a ingranare nonostante Geppi Cucciari e la Del Bufalo facciamo parecchio piegare dal ridere. Si fa l’una e mezza, i tre finalisti sono Ermal Meta, Fiorella Mannoia e Francesco Gabbani. I favoriti della vigilia insieme a Paola Turci e Bravi, nel mio podio non metto Meta dentro la Comello. Quando si parla di donne non ci azzecco mai.

Tensione, terzo Meta, rimangono la romana e il toscano. “Vince il 67º Festival di Sanremo….Occidentali’s Karma di Francesco Gabbani!” L’apoteosi, la felicitá negli occhi di tutti noi, l’esultanza scatenata senza freni inibitori quasi a suggellare un Sanremo perfetto, che neanche al gol di Fabio Grosso. Frank Gabbani, un cantante che ha tirato fuori un nuovo modo di fare musica, ballata, con testi di una profondità e modernità sensazionali. Ringrazio quel giorno in cui ha rischiato di essere gabbato da Miele, Twitter, la costanza di far uscire la verità, la vittoria nei giovani e poi tutto questo. Abbiamo vinto tutti.

Festeggiamo a Casa Sanremo, scontrini che volano, portafogli che non si aprono, l’uomo del balletto più bello di Italia non arriva, troppi impegni, capiamolo. Una bacchetta magica fa una magia per far apparire la famiglia Agnelli/Elkann al secondo piano della palazzina Lagorio.

Il Palafiori è blindato, qualcuno ha paura delle vertigini, ma un cubo di Rubik in un minuto e 15 risolve tutto.

Sono le 6. Le lacrime e gli abbracci prendono il sopravvento.

“Questi momenti non ce li ridarà indietro nessuno.”

Non è vero.

È solo l’inizio.

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