La magia senza fine

Ho un ricordo che risale al 2002, ho iniziato tardi a innamorarmi del mondo del calcio nonostante mio padre allenasse da una vita e quella non era stata l’annata ideale per partire con questa passione. Tifoso interista, quell’annata aveva visto i neroazzurri dominare il campionato, ero gasato, ma come nelle più belle delle storie la beffa del 5 maggio, del sorpasso dell’ultima giornata a favore della Juventus. L’inizio di un malsano “odio” verso i gobbi.

Ma arriviamo al dunque, perchè naturalmente tutti, appassionati e non, siamo tifosi della Nazionale e di quel personaggio soprannominato Divin Codino, ho pochi ricordi del 1998, figuriamoci del ’94, forse solo grazie a un famoso fumetto e a una pubblicità. Ma nell’annata che vi ricordavo ho iniziato a appassionarmi di quel campione, fascia da capitano con i tre colori blu, giallo,rosso grazie alla fede per il buddismo e una coda infinita. Questo ragazzo di 35 anni, iniziato il campionato con 8 gol in 9 partite, mi fece incollare lo sguardo allo schermo a bocca aperta,avrei voluto avere quelle qualità, infatti iniziando a giocare a calcio nella squadra del mio Paese, ho richiesto subito di piazzarmi nel suo ruolo, poi vabbè, i piedi si è capito subito che erano troppo ruvidi e scivolai velocemente da terzinaccio.

Si infortuna, prima con una distorsione al ginocchio sinistro a cui segue la rottura del legamento crociato anteriore dello stesso ginocchio con lesione del menisco interno, si fa operare e torna 81 giorni dopo a giocare e segnare il gol dell’ex contro la Fiorentina, riesce in un recupero record mai accaduto in quegli anni. Ultima giornata, salva il suo Brescia con il gol decisivo al Bologna ( record di reti nel 97/98 con 22 gol) e porta a casa un bottino di gol che si ferma a quota 11 in 12 presenze. Fenomenale.

La stampa, i tifosi, lo vogliono al mondiale di Corea e Giappone, un’impresa così merita la convocazione in Nazionale ma Trapattoni non ci sente.

Ha diviso sempre, molti allenatori soprattutto,  e non ho mai capito il perchè, la discontinuità? il ruolo non troppo definito?

Iniziata l’avventura da professionista nella Lane Rossi Vicenza passa già infortunato alla Fiorentina, tanto amata, che gli ha regalato lo slancio ideale per un inizio sfavillante di carriera nonostante le discussioni con l’allenatore dell’epoca Eriksson e i tantissimi stop che lo hanno condizionato per tutta la carriera. La coppia con il grande amico Borgonovo, la B2, gli ha consentito nella prima annata di andare a rete ben 15 volte, parecchi per un “9 e mezzo”.

Dopo tre super annate, e un mondiale italiano vissuto da protagonista, con una stregata partita contro l’Argentina, passa alla Juventus, per una cifra record, la tifoseria viola in contrasto da sempre con quella bianconera scende in piazza in protesta con la società ma serve a poco, vola dagli Agnelli segnando parecchio, vince uno scudetto,una Coppa Uefa e un Pallone d’oro dal sapore amaro, è condizionato dagli infortuni e dagli scontri con il Trap ma viene ricordato per una scena immensa, nella sfida proprio con la squadra viola  il 7 aprile 1991, si rifiuta di calciare un rigore contro la sua ex squadra, motivando il gesto con il fatto che il portiere avversario, Gianmatteo Mareggini, “lo conosceva bene”, ed una volta sostituito, uscendo dal campo va poi a salutare i suoi ex tifosi raccogliendo una sciarpa gigliata che gli è stata lanciata dagli spalti, in un’atmosfera surreale di applausi e fischi.

Il mondiale brasiliano non inizia nel migliore dei modi, ci arriva acciaccato e alcune scelte di Sacchi non convincono nè lui, nè tantomeno la critica, veniamo ripescati e il “Coniglio bagnato” si sveglia dagli ottavi in poi contro Nigeria, Spagna e Bulgaria. E’ finale ma ne parliamo poco più avanti.

Lo slancio di un giovane Del Piero, lo vede a poco a poco relegato ai margini, quindi passa in un Milan capelliano, reduce da vittorie storiche, fa fatica a ambientarsi vince lo scudetto ma non è mai amore per un tifoso neroazzurro da sempre, in quanto il secondo anno le ruggini reduci dal mondiale ’94 con Sacchi non migliorano la situazione.

Al Bologna arriva il record di gol, nell’unica annata senza infortuni, e sembra una rinascita dopo 3 anni in ombra,  nonostante i contrasti con Renzo Ulivieri, convince Maldini a convocarlo a portarlo ai mondiali ’98, dualismi con Del Piero ma contribuisce a portare la Nazionale ai quarti contro la Francia, si perde ma a testa alta.

La sfortuna con i mister, lo condiziona anche all’Inter disastrata dai cambi tecnici e con Marcello Lippi, scalda la panchina ma segna solo gol importanti come una doppietta in Champions contro il Real e uno nello spareggio europeo contro il Parma.

Si va verso il fine carriera, rimane svincolato ma il Brescia di Corioni e del mitico Carlo Mazzone se lo coccolano come un figlio e diventa una leggenda della società riuscendo a portarli alla vittoria dell’Intertoto, non scendendo mai sotto la doppia cifra, arrivando anche a superare i 200 gol, soglia raggiunta solo da altri sei giocatori nel campionato italiano.

Nel 2004, a Genova c’ero, pronto alla standing ovation per il più forte giocatore della storia del nostro calcio, all’ultima partita in Nazionale contro la Spagna. Contentino di Trapattoni, mai perdonato per il 2002, fallito poi malamente con una convocazione di Doni mai capita. A Milano no, purtroppo, per l’ultimissima contro il Milan, la scala del calcio inginocchiata ai suoi piedi.

E pazienza caro Roberto Baggio, se quel giorno a Pasadena il rigore decisivo l’hai sparato sopra la traversa. Non si giudica un giocatore da un calcio di rigore.

Chiudo gli occhi e vedo una punizione sotto l’incrocio, un dribbling, una giocata, una semirovesciata.

Buon compleanno Divin Codino. E grazie di tutto

 

 

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