Una settimana dopo

Pensavo di prenderla peggio e come mi ha detto qualcuno qualche giorno fa conto le mie settimane, giornate basandomi su Sanremo, certo la malinconia rimane ma l’ottimo lavoro resta.

Sono partito forte, buttandomi subito a capofitto su Retweet e sugli articoli di cronaca locale. Per non farmi mancare nulla mi sono portato dietro il fido Iannaccone che mi ha consentito di scrivere due pezzi in cui avrei dovuto essere in contemporanea. Servizio giornalistico al 100%.

Il fenomeno balletto con Gabbani non si è esaurito, la #ScimmiografoChallenge istituita dal ballerino scimmia non poteva che contagiarmi consentendomi di finire prima nel trash di Pomeriggio Cinque, sogno di una vita oserei dire e sul tg di Rete 4, l’en plein perfetto, anche se le 18.000 visua su YouTube me le tengo belle strette.

Il mercoledì mi tiene barricato tutto il giorno in casa con l’intento di preparare un esame di semiotica che sa parecchio di impresa impossibile, ho studiato due libri su 6, di cui uno leggendo 4 ore in due mattine a Sanremo. Nietzsche, giá sapete.

Arriva il giorno dell’esame, la mattina con Nadia veniamo intervistati per i 150 anni de La Stampa e una delle domande mi fa commuovere pensando a nonno Luciano che, da sempre, ma soprattutto negli ultimi anni che ha vissuto con noi, ricordo attaccato al tavolo della sala mentre leggeva tutto il quotidiano torinese dalla prima notizia al meteo di ultima pagina. Un uomo a cui ispirarsi, prima o poi vi racconterò tutto di lui. Lo farò, lo merita.

D’accordo con il professore, il mio esame si svolgerá alle 17, prima ho un pezzo da scrivere per il giornale, arrivo davanti al Comune di Savona, guardo la mail, sbaglio data, é la settimana prossima la conferenza stampa, classica luciata, prendo tempo, ripasso cose che non so assolutamente.

Esame, ascolto domande a cui non saprei dare risposta, mi agito, è il mio momento. Testa alta, faccio il mio, parto con il filosofo tedesco, una frase sottolineata in casa in Via Visitazione mi fa centrare in pieno l’argomento. Dopo parlo di globalizzazione e il testo di Occidentali’s Karma salva tutta l’interrogazione. Non se lo aspettava. Il resto, da “buon” difensore temporeggio. “Va bene un 24 o vuol tornare?”.  Buona la prima e Bernabei, sì proprio lui, fa ballare i neonati. Vi lascio il beneplacito del dubbio in questa affermazione. Non lo saprete mai.  Quasi come se Paolo Kessisoglu si chiami davvero così o invece Luca. Alcuni ancora ridono.

Il giorno dopo l’euforia è grande e un piano di studio tremendo potrebbe farmi arrivare a un impresa di laurea senza precedenti. Incrociamo le dita, anche quelle dei piedi, ci credo. La tesi sui social radiofonici mi fanno giá venire idee immense ringraziando anche le storie di Facebook che però danno una zappata sui piedi a patron Mark. Kiev e l’Eurovision ci fanno pensare alla pazzia, chi lo sa, si punta a far la storia.

Gli Zueno mi fanno capire che siamo veramente, anche se forse lo sapevo giá da un pò, una generazione di fenomeni. Tutti, ma proprio nessuno escluso. Anche se però i rosari e i primini potrebbero finirla di tartassarmi.

I campi di provincia, invece, mi buttano in uno sconforto terribile ma fanno parte della gavetta. Quella sarà tanta, in tutti i campi.

Ma la vita una settimana dopo la Serie A sanremese non è così male.

Era solo un assaggio di quello che sará.

Maniche tirate su. La via è quella giusta.

 

 

 

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