La storia nella storia.

Sono sempre stato un patito della storia e mai ho capito come da sempre  i miei compagni nelle varie avventure scolastiche e universitarie ritenessero questa materia così avversa ai loro studi, si tratta di cose che fanno parte del nostro passato, entrano di diritto nel nostro essere, fanno parte di noi.

Come i racconti dei nostri nonni, genitori, che raccontandoci aneddoti del loro passato, ci fanno immedesimare in quel determinato momento storico. Per non parlare delle storie prima di andare a letto, quante volte da bambini le mamme di tutto il mondo si sono “perse” nella spensieratezza degli occhi del proprio figlio, occhi spalancati e bocca aperta a domande a cui solo l’invettiva materna può dare risposta.

Ora tutto è storia, è quotidianitá, bastano una foto o 15 secondi di video e per la durata di 24 ore rimane online sui social.

Tutto è iniziato con Snapchat, social mai amato dal sottoscritto, che grazie agli effetti più strani é stato il social più all’avanguardia per questo tipo di messaggistica istantanea.

Il mondo social giá abituato alla quotidianitá di Facebook, diventato un habituè alla pari di un qualsiasi bisogno primario, si è lanciato verso questo tipo di intrattenimento reale da considerare poco più che un servizio di intrattenimento, alla pari dei live, diventano tutti dei similari attori ma della propria vita.

Ma arriviamo al dunque, all’utilizzo sconsiderato di queste storie, tutto è iniziato con Instagram che ha preso il suo slancio grazie proprio a Snapchat arrivando prima su Facebook giusto due settimane fa e su WhatsApp questo mercoledì, una vera e propria fiera dell’est in cui papá Mark ha comprato tutto il possibile. Esagerando, probabilmente tirandosi una zappa sui piedi o forse io non capisco nulla perché facendo così ha consentito di monopolizzare il mercato e le vite on air di tutti noi.

WhatsApp mi scuserete ma non lo capisco, geniale e essenziale come servizio di messaggistica istantanea ma come  nuovo social non si può vedere. Gli trovo tante lacune, troppe, a partire dalle storie guardate da numeri della rubrica che non ti aspetti, il proprio capo ad esempio, ma è un rischio che dobbiamo correre se vogliamo essere super social, ma la cosa più strana riguarda la scoperta di numeri che non si  hanno in rubrica ma loro invece sì e ci controllano per bene.

Chi leggerá questo pezzo penserà: ma da che pulpito la predica vista la mia presenza assidua sui social, e avete ragione, ma sembra troppo anche per il sottoscritto.

Sediamoci intorno al fuoco ogni tanto, abbracciati alla donna che amiamo, la famiglia e raccontiamocele lì le storie, le nostre storie, quelle che ci rendono speciali e unici.

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