Quella strana sensazione di Déjà vu

La nostra mente è strana, complessa, immaginiamo e facciamo cose che mai ci sogneremo di fare, nello scorso pezzo ne ho parlato a proposito dei pensieri delle donne, quest’oggi vi voglio raccontare di un fenomeno che riguarda il fenomeno del déjà vu.

Diamo una spiegazione a tutto ciò: è un termine che deriva dal francese, fenomeno psichico e consiste in fatti totalmente casuali di cose, animali o persone che entrano in contatto col soggetto, che provocano la sensazione di un’esperienza precedentemente vissuta, viene anche chiamato «falso riconoscimento».

Sono i luoghi, i posti che ci ritroviamo a visitare che danno l’impressione di averli giá visti e che in realtá forse solo una fotografia vista è rimasta in un cassetto della memoria.

I sogni, quelli fanno molto di più, e non crediate di farli solo perché la sera prima vi siete abbuffati e durante la notte avete un cinghiale sulla pancia che vi annebbia la mente di pensieri strani, è proprio durante la nottata che capitano i più strani trip, vi trovate a incontrare persone viste una volta nella vita ma con la quale non avete mai interagito.

Personalmente questo fenomeno fa parte della mia vita anche più di una volta alla settimana. Negli ultimi tempi posso raccontarvi due esempi, uno riguarda il carnevale, mi é capitato di travestirmi in diversi modi, moschettiere, spiderman, leone e ho sempre  e solo partecipato a quello del mio paese, Celle Ligure, nell’occasione ero a Savona e un bambino di fronte alla vecchia casa dei nonni mi si è avvicinato con una frase che era spesso dire un mio amico dell’infanzia cellese “Ehi pettisin”,  ero confuso, non conoscevo il bambino,mai avevo partecipato al carnevale savonese e la cosa più strana è che alla mia ultima festa mascherata mi aveva accompagnato proprio Nonno Luciano a Celle non dalle loro parti sotto la Campanassa. Stranezze.

Caso numero 2, sempre a Savona, mi ispira queste sensazioni penserete, articolo per il giornale in un circolo ARCI davanti del liceo scientifico, entro dentro ha qualcosa di familiare, la conferenza stampa si svolge al piano di sotto, ricordo di aver visto quel posto ma non c’ero effettivamente mai stato, il locale era il bar habitué di mio fratello da giovane liceale post scuola, ci avevo messo probabilmente piede una volta nella vita ma mi era rimasto impresso qualcosa, assolutamente non il piano interrato.

Parlando con gli amici, anche loro raccontano ad esempio di situazioni negli stadi, come sketch di situazioni già viste, risultati finali, quante volte per il calcio.

Non siamo malati, forse di calcio sì, ma questo è un meraviglioso modo di vivere i sogni in una strana realtà.

A occhi aperti viviamo situazioni mai vissute.

O forse sì.

 

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