Il diritto alla vita

Domenica, per la prima volta, giornalisticamente parlando, ho avuto a che fare con la morte. Un incidente mortale in autostrada tra il mio paese Celle e Albisola, un camion che ha tagliato la strada a un auto si è andato a schiantare contro degli operai al lavoro dall’altra parte della strada.

Un altro incidente il giorno prima aveva costretto gli operai a lavorare fino alla mezzanotte per poi rientrare al lavoro alle 7 e mezza del giorno festivo. Due di loro non sono tornati a casa, non vedranno più la loro famiglia non per una malattia che purtroppo fa parte della rovinosa natura vitale ma per una tragica non casualitá non dovevano essere lì in un posto così poco sicuro come un’autostrada che da sempre è sinonimo di disastro.

Spesso mi capita di muovermi nella ex camionale (chiamata così perchè transitata come capirete solo da camion), e a tutte le ore del giorno, soprattutto la notte, vedo operai lavorare anche a pochi centimetri dal pericolo, con macchine che sfrecciano a velocità disumane. Svolgono il loro mestiere in difficili condizioni, costretti forse dai propri datori di lavori o anche per guadagnare qualche soldino in più per portare a casa uno stipendio dignitoso, sinonimo di un Paese che ti obbliga a accettare qualsiasi cosa. Non ci siamo.

Tornando a domenica, mi sono scontrato con la visione purtroppo di queste vittime, mi sono immedesimato, e purtroppo so che sicuramente non saranno neanche le ultime che vedrò, le parole dei colleghi disperati, di chi è scampato alla morte raccontano di condizioni terribile sul posto, di poca tutela, ma non denunciano, hanno “paura”, la pagnotta a casa la devono portare, uno di essi ha 4 figli, è da capire, non scrivo nulla e non perchè non fa notizia ed è scontato, spero di continuare a farlo sempre così questo mestiere. Umanità prima di tutto.

I morti sul lavoro ogni anno sono tantissimi, nel  2016 oltre 1400, considerando naturalmente anche le morti bianche, dove l’uso dell’aggettivo “bianco” allude all’assenza di una mano direttamente responsabile dell’incidente. Sono tanti gli articoli della Costituzione che tutelano il lavoro a partire dal primo che tutti conosciamo proseguendo con l’articolo 4, il più significativo da questo punto di vista: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”, della stessa fattura anche gli articoli 32 e 35 per la tutela della salute e del lavoro.

Qualche settimana fa è stato presentato in Senato un disegno di legge di modifica del codice penale, per punire più severamente chi provoca la morte nei luoghi di lavoro e può prevedere pene fino a 18 anni di reclusione. Per combattere lo sfruttamento il ddl introduce due nuove fattispecie di reato, l’omicidio sul lavoro in  concorso con lo sfruttamento del lavoratore e l’assenza dell’ assicurazione sugli infortuni, e subito il pensiero vola all’artificiere di Firenze che qualche mese fa durante l’attentato di Capodanno alla libreria di Casa Pound ha perso la mano e un occhio, lo Stato essendo lui una forza dell’ordine non gli copre le spese legate al decorso al post operatorio come quelle per le protesi. Non è prevista un’assicurazione obbligatoria per loro, un  paradosso che rende tutti più vulnerabili e per niente tutelati.

Tornando al discorso iniziale non é facile decidere se rifiutare un lavoro “pericoloso” in questo momento storico dell’Italia, viste le difficili condizioni economiche, ma lavoratori mettete in primo piano la vostra sicurezza, fino a quando qualcosa non cambierà nel sistema. Non fatevi sfruttare e non è un articolo sindacalista, sia chiaro, è un messaggio.

Lavorare è un diritto di tutti, lavorare in sicurezza anche.

 

 

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