Con un nome così

Giovedì scorso è stata una delle mie classiche giornate di corsa. Aspettavamo questo giorno da mesi, Completamente, un pezzo che tutti noi per un motivo o per l’altro abbiamo imparato a amare insieme a altri pezzi che fanno parte di noi “sottoni”.

Si parte alle 17.30, prima il lavoro mi ha chiamato a diversi articoli e non vi sto a raccontare i retroscena con l’amico Desso apparte che nella fretta le chiavi della macchina sono rimaste nel bagagliaio e fortuna vuole che la mia storica 600 amaranto grazie a anni di esperienza mi consente di intrufolarmi in qualsiasi modo in tutti gli affratti.

Milano, città magica e bistrattata da noi liguri come vi ho raccontato in un pezzo di qualche settimana fa, ci accoglie con la pioggia. Siamo carichi, sono mesi che la progettiamo, il buon Giannoz ci ha tenuto il posto e siamo dentro. A pochi centimetri dal palco, come da sempre dico, il vero concerto è solo nel parterre e la transenna è la ciliegina sulla torta e ci siamo, il deejay set di Calcutta è un pò anonimo mi aspettavo di meglio ma è un artista, tutto gli è concesso e gli Shazami (Federico Russo e Francesco Mandelli) allietano il pubblico con un pre interessante di cover, gran nome per una band, super invenzione.

E’arrivato il loro momento, Tommaso Paradiso entra in scena a suo modo, in uno stile molto romanesco e lo fa alla grande. Se la prende con i tecnici per le luci troppo abbaglianti, racconta storie, manda a fanculo Matilde, un pò la cosa che avremo voluto fare almeno una volta nella vita con una donna che se lo meritava, apparecchia discorsi a volte sconnessi, occhiali da sole perenni e mi fa emozionare quando fa cantare i pezzi al pubblico, pelle d’oca che solo un amico in un recente concerto genovese mi ha fatto provare.

I TheGiornalisti non sono solo l’ultimo album Completamente Sold-Out, pezzi incredibili per caritá ma molto di più, non sono nati nel 2016 hanno una storia tutta da scoprire con canzoni che meritano attenzione, il momento in acustica ha da sempre una magia speciale, tornano indietro nel loro passato e ci navigano da Dio.

Suonano come se fossero nella loro saletta e noi lì pronti a berci una birretta con loro, si concede una pausa al bagno e ne ha tutte le ragioni dopo i cocktail buttati giù, arrivano gli ospiti e la sensazione è sempre quella, Carboni è sempre lo stesso Luca, in un’annata il 2016 che gli ha sorriso particolarmente, Elisa non ha bisogno di presentazioni, ha una voce celestiale e in coppia con Tommy Paradise si completano appieno, voce pulitissima lei, sporca da matti lui.

Poi il momento clou, Fabri Fibra infiamma il pubblico, Pamplona, pezzo dell’estate 2017 in ft con la band del momento, ci fa saltare come molle, con un pogo al ritornello che vede volare persone ovunque.

Amici al servizio di un nuovo tipo di musica, il fu indie, un pop sperimentale oserei dire.

Alle 23.30 stremati finisce tutto, birrette che la band come per magia si ritrovano in mano, uno spettacolo, è arrivato il momento, non vi so spiegare come ma come in una magia siamo nel backstage. Chiacchieriamo con Calcutta che ci spiega come mai non abbia voluto cantare, bisogna prenderlo così, Pardo, le Iene, la Michielin. Tanta roba.

Usciamo fuori, salutiamo Nikki di Deejay, parliamo con lui di radio e ci facciamo svelare dove fosse la festa privata,  in questa serata mancavano solo i genovesi Ex Otago, ma tra maestri di batteria comune chissà che un giorno non ci scappi la collaborazione con i nostri Zueno.

È già tardi, il viaggio di ritorno è lungo in 600 ma non molliamo, si entra solo con il braccialetto ma l’unico problema è che non ci sono problemi. All’entrata dell’after party incredibilmente vengono rimbalzati Benji ( di Benji e Fede) e la band, un buttafuori fiscale non voleva farli entrare con il cocktail in mano. Personalità.

Anche qua, vi lascio immaginare come, ma siamo entrati, Tommaso Paradiso in un palchetto piazza la musica da un pc con YouTube, ogni tanto parte la pubblicità, sono bolliti, noi no, ci piazziamo qualche selfata e storie su Instagram ma siamo a bocca aperta sul fatto che ballare vicino a Elisa e Tess Masazza sia tutto normale. A Completamente partito siamo sotto il palchetto, vengono svelati il disco d’oro e di platino, delirio totale e quando partono Amore Disperato di Nada, colonna sonora di Campuswave e Don’t Stop me now di retwettiana memoria esplodiamo. Sembra tutto fatto apposta, nota negativa, l’open bar, si guida, forse gli è andata bene.

Viaggio di ritorno, Desso è incredulo, dice, e sono d’accordo, che fra qualche anno noi ricorderemo di essere stati al loro primo grande concerto.

E ne rideremo.

Poi con un nome così.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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