Non è finito tutto

E’ stato un inizio settimana davvero difficile. Manchester, l’anniversario della morte di mia zia, della strage di Capaci.

Parto da un mio ricordo e risale a 7 anni fa, il 23 maggio del 2010 veniva a mancare mia zia Mina, e la mente vola alla colazione a casa sua, all’ultimo piano sotto la casa vecchia dei nonni, le tic-tac immancabili in borsa, instancabile lavoratrice, le devo la passione del nuoto, è lei che mi ha insegnato a nuotare in un pomeriggio domenicale a Albisola, aveva una gran voglia di vivere, ma negli ultimi anni qualcuno me l’ha portata via. La depressione è una malattia che non ti fa morire, ti rovina la mente, ma se ti curi ci vuole un pò di tempo e tutto passa. C’è chi si crede un dottore e pensa di fare di testa propria, scegliendo per gli altri.

Siamo noi gli artefici del nostro destino, non qualcun’altro.

A volte come successo a mia zia non si ha la forza, il destino dei bambini di Manchester non era stato deciso, avevano tutta la vita davanti. La musica, arte suprema vitale, li ha condannati. Concerto di Ariana Grande, tante le teenager, bambine occorse, i genitori, per passare una serata diversa, per urlare sotto a un palco, lo abbiamo fatto tutti, ve l’ho già detto tante volte, sono un amante dei concerti in transenna e nel parterre. Finisce tutto, allegria, felicità e tutto a un tratto, un rumore sordo, un’esplosione e 22 persone muoiono.

Di nuovo l’ISIS, il terrorismo colpisce ancora, senza senso, i bambini poi, perchè? Vogliono farci provare paura? Non possiamo di certo sentirci sicuri, quando vengono colpite vittime innocenti, arriva il messaggio su Facebook dell’amico di Manchester che dice che sta bene, sono sereno? Mica tanto. Poi la partita di calcio, lo United vince la Coppa, la gente esulta per le strade di una città colpita nel cuore e nell’anima, e tutto torna normale, no, non funziona così.

Sono incazzato, è da qualche giorno che penso a cosa scrivere, ed è strano per me che solitamente scrivo di getto, quasi due settimane che non leggete nulla, ma è questo il motivo, preso anche dal nuovo lavoro e dagli esami universitari, mi sentivo di raccogliere tutto me stesso per esprimere questo sentimento bello pieno, di rabbia.

Abbassare la testa non serve a nulla, non sentirete mai da me neanche un discorso molto salviniano, persino Trump ha fatto un dietrofront guerrigliero auspicando la pace in Medio Oriente, ma qualcosa bisogna fare, attentati ogni due mesi non si possono più sentire.

Due giorni fa era l’anniversario della strage di Capaci, della morte di Giovanni Falcone, di sua moglie Francesca Morvillo e i tre uomini della scorta, di cui bisogna sempre ricordare i nomi, Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo e Vito Schifani. Magistrato siciliano, amico e collega di Paolo Borsellino, hanno collaborato insieme per combattere la mafia.

Su Rai Uno Fabio Fazio aiutato da Roberto Saviano e Pif ci ha raccontato tutta la loro storia, tramite gli aneddoti di amici e familiari e  l’interpretazione degli attori, una serata commovente all’insegna della rabbia verso uno Stato che probabilmente poteva fare di più. I segreti nel nostro Paese si sprecano, in questo caso ci si chiede che fine abbia fatto la valigetta del magistrato considerato al tempo un “perdente” per le mancate nomine soprattutto quella a consigliere istruttore alla Procura di Palermo in cui gli venne preferito dal CSM Antonino Meli che in seguito chiuse poi il pool antimafia. Non piaceva a qualcuno dall’alto, non scelto come guida dell’Alto Commissariato per la lotta alla Mafia, accusato di farsi pubblicità nei confronti dei suoi attentati provò anche a andare a lavorare a Roma, per pulire il marciume da dentro ma non bastò.

Poi di ritorno dalla Capitale come spesso faceva nel weekend, autostrada A29 in direzione di Palermo, svincolo di Capaci, 1000 kg di tritolo e la fiat croma bianca non esiste più. 62 giorni dopo, con una Presidenza della Repubblica persa e andata verso Scalfari, perse la vita anche Paolo Borsellino in via D’Amelio, “siamo dei cadaveri che camminano” disse, triste realtà.

Hanno dedicato tutta la loro vita, le giornate, l’esistenza, tutto loro stessi per distruggere questa piaga, le parole del figlio di Borsellino mi sono rimaste impresse “Grazie per il modo in cui ci hai insegnato a vivere”, li ringrazieremo per sempre, perchè la dichiarazione di Antonino Caponnetto, maestro dei due magistrati e eroe simbolo della lotta al crimine organizzato italiano, nel giorno della strage di via D’Amelio, stringendo le mani di un giornalista sono una falsa verità.

Chi vuole ucciderci, toglierci la libertà, chi ha fatto del male ai bambini di Manchester, a Falcone e Borsellino, a mia zia.

Sappia che non è tutto finito.

 

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