La scuola

Il liceo, news dello scorso martedì come da prossimo decreto annunciato dal ministro Giannini, durerà un anno in meno, rispetto ai canonici 5, per ora solo in via sperimentale ma come la prenderanno gli studenti? Assolutamente bene direi, se faccio un piccolo salto nel passato e mi avessero predetto “solo” 4 anni di scuola avrei fatto i salti dalla gioia, poca voglia di studiare e il non vedere l’ora di iniziare un percorso lavorativo.

Sarò cresciuto, chi lo sa, ma ci trovo dei pro e dei contro, ad esempio, proprio la possibilità di buttarsi con un anno d’anticipo nel mondo del lavoro, discorso delicato poichè conosciamo le difficoltà italiane, un 37% di disoccupazione giovanile che non può far star sereni. Negli Stati Uniti al college i ragazzi si iscrivono a 18 anni, con questa modifica ci aggiorneremo ai loro standard ma siamo proprio sicuri  che i nostri giovani siano già pronti a affrontare l’università con un anno d’anticipo?

Ci sono passato, finito il liceo nel 2009 (otto anni fa quando ci penso mi sento male) mi sono messo subito al lavoro, vi ho raccontato, commesso da Decathlon, bagnino, barista, macellaio anche muratore, poi la scintilla di dover riprovare a studiare e nel 2013 mi sono iscritto a scienze della comunicazione. Ero in corso con ragazzi del 94 e mi rendevo conto che nonostante uscissero dai 5 anni di liceo non erano pronti per la vita universitaria, distratti, ancora ragazzini capivo di essere immerso in un mondo totalmente diverso dal mio.

Sarà che al di là del fatto di essermela sempre scampata e aver avuto sempre poca voglia di studiare, ho sempre rispettato la scuola, anche se devo essere sincero ho patito parecchio il fatto che l’esame delle elementari, a distanza di 4/5 anni da quando avevo finito l’avessero tolto, ricordo ancora una tesina su Cavour, sulla Francia e sul cuore (già romantico) poi devo essere stato così imbarazzante che mi hanno fatto cantare, “L’emozione non ha voce” di Ramazzotti (sempre più romantico). Ancora più imbarazzante. Sono uscito con sufficiente. Poi mi chiedo ancora perchè non me lo spiego. Ho ottimi ricordi delle maestre, erano tre, una per italiano e storia, una per matematica l’altra per geografia poi l’ultimo anno inglese. “La fattoria degli animali”(vedi foto copertina) mi ha aperto il mondo della lettura che purtroppo non ho più di tanto coltivato. Conservo ancora degli amici di quella classe, due su tutti, poi prendi strade diverse, le medie sono un’altra cosa, un altro palazzo soprattutto.

Il trauma del cambio di compagni non era stato facile e forse quelli li ho in mente come gli anni più difficili dei sedici da studente, classe difficile, adolescenza che si avvicina, avercela con il mondo, prime cotte con l’unico aspetto positivo di aver avuto un professore di italiano che annovero tra quelli che mi hanno sicuramente insegnato tanto sulla vita e sulla scrittura.

Poi il liceo, scelta complicata che però mi ha portato a ottimi risultati, il passaggio dalle medie alle superiori è tosto, ti giochi ” il futuro” in quanto gli studi che ti porti a casa sono quelli che indirizzeranno verso una scelta di vita, con la particolarità che se ti ritrovi a un classico o a uno scientifico, sarai preparato certamente bene ma alla fine ricominci da capo. Liceo delle scienze sociali (e fino a qui nulla di strano) ad indirizzo sportivo del mare. Non avete idea di quanti mi hanno preso in giro per questa cosa, “ma cosa fai solo educazione fisica?”, rispetto alle altre scuole facevamo 5 ore rispetto alle canoniche due, ma ti portavano a qualcosa, un brevetto di istruttore di nuoto, uno di canoa e da assistente bagnanti. Ci ho lavorato per 6 anni, meglio di niente.

Tralasciando il fatto di dover fare tutti i giorni una salita impervia, ho in mente il cortile, i compagni di classe, beh quelli no, quando uno parla del liceo ricorda il rapporto con chi ha dovuto condividere cinque anni assieme, per me non è successo così, tutti provenienti da zone diverse, poco uniti a eccezione di qualche singolo caso. I professori quelli sì, italiano e scienze sociali su tutti che mi hanno regalato insegnamenti vitali che vanno al di là di una semplice materia.

Come vi dicevo all’inizio mi ero preso una pausa, dopo quella maturità vissuta malissimo, roba terribile per un ansioso come me, ma superata brillantemente, 4 anni di lavoro quando nel 2013 ho deciso di iscrivermi all’università a Savona. Comunicazione, un pò più semplice vicino a casa, a lezione non riuscivo praticamente a andarci, sgattaiolavo nelle ore libere dal lavoro solo per la radio, posto meraviglioso che tutti i giorni ringrazio.

Sono quasi alla fine di questa avventura sudata ma vi consiglio di farla, però provate a andare dall’altra parte della carreggiata, lavorate, iniziate a masticare ogni metro di fatica perchè una laurea purtroppo come ben sappiamo non ti apre le porte appena laureato.

Si andrà un anno in meno al liceo? Il modo giusto per fare un’esperienza di lavoro. Approfittatene, lottate per il vostro futuro perchè nessuno, soprattutto in Italia, vi regala nulla.

 

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