I tanti, troppi dubbi del 5 marzo

Ci siamo, a due giorni da quella data che è veicolata così tanto da avere oramai un significato proprio. Fortuna che l’8 marzo incombe,  una bella mimosa e scacciamo via tutti i malumori. Di tutti.

Perchè cosa succederà domenica notte o lunedì che dir si voglia? Juncker presidente della Commissione Europea ha dichiarato, poi facendo dietrofront, che non accadrà proprio nulla, come dargli torto del resto. Questo sistema elettorale non premia nessuno, difficile che qualcuno dei partiti o coalizione arrivi al 40 per cento.

Ne abbiamo sentite tante, apertura delle larghe intese del M5S con la Lega, con il Pd, LeU ma poi si ritorna indietro, non si può fare, sarebbe contro alla linea di un movimento anti politica che però si è dovuto adeguare agli standard da partito a tutti gli effetti. Scalfito dai bonifici non presentati? Non penso, il fatto di aver escluso subito chi non li ha effettuati e aver dimostrato che i restanti parlamentari hanno fatto una cosa mai successa in politica non li ha scalfiti.

Lega e Forza Italia al momento sembrano una corazzata, sfaldabile solo dal 5 in poi, dipende dal risultato, chi prenderà più voti comanderà l’altro, con un Tajani alla finestra, Berlusconi a muovere i fili e Salvini a sperare in quel per cento in più.

Il Partito Democratico ha perso una propria parte finita a Liberi e Uguali e si divide tra un futuro candidato premier, che potrebbe essere il contestato Renzi o l’amato dai più, visti gli importanti endorsement, Gentiloni. Proprio Leu e +Europa della Bonino si dividono i voti dei delusi, da una parte i voti serviranno a chi vuole provare a credere ancora in una sinistra, dall’altra si raccolgono quelli già radicati insieme a chi non vuole dare la propria preferenza crocettata al Pd ma è come se facesse un favore ai dem.

Ho letto tutti i programmi elettorali, c’è chi mi prende in giro su questo e trovo, vabbè, diverse cose che non condivido a prescindere, opposte dal mio essere, ad altre che mi convincono di più ma non appieno.

Vado al voto al Senato per la prima volta, sono emozionato lo ammetto anche se un pò preoccupato, continuo a essere di quell’idea, malsana, che se non faccio la scelta giusta il mio voto vada alla persona sbagliata. Sfuggo come sempre dal tapparmi il naso, non sono abituato nella vita di tutti i giorni figuriamoci al voto. Un colpo al cerchio e uno alla botte ho pensato, ma è una scelta molto democristiana. Non ci sta.

Ho parlato con tanti giornalisticamente e devo essere sincero che ho ascoltato tutti con attenzione dal Salvini al candidato territoriale del Partito Democratico, da Di Battista alla frangia più a sinistra. Cosa mi è rimasto? Tanto stupore, ammirazione, non ho parlato male di nessuno per carità sarebbe molto poco professionale, ho visto persone per lo meno convincenti anche se poi, passatemelo, lo sarebbe stato chiunque in questo mese.

Sono spaventato da quest’aria di fascismo e antifascismo, non la vedo, come pensano molti, come una mossa elettorale, ma qualcosa di più e il fatto che un uomo di colore o un poliziotto vengano accoltellati o picchiano mi fanno parecchio paura, soprattutto quando dovrò mettere una X su un partito che mi dovrà rappresentare, forse, per 5 anni.

Il fatto è che mai come in questa tornata elettorale “vincerà” la fede politica di chi ci ha sempre creduto e di chi l’ha persa spostandosi verso altri lidi. Banale, lo so, ma è anche sottile, leggete tra le righe.

Da oggi, fino a domenica, la colonna sonora è solo una. Giorgio Gaber. Che cos’è la destra, cos’è la sinistra? Sulla prima probabilmente lo sappiamo, sulla scelta mancina ho dei seri dubbi.

Però qualcosa dovrà succedere. L’importante è che andiate a votare anche solo per una scheda bianca. E con buona pace di Juncker speriamo che il 5 marzo, non sia un’altra data stampata troppo impressa nella mente.

 

 

 

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