Un mese di “Boh”

Siamo alla resa dei ‘conticini’ diciamo. Da ieri il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha dato il via per le consultazioni, alla ricerca della creazione di un nuovo Governo.

Oggi è passato un mese da quel fatidico post voto che aveva restituito il Paese in una ingovernabilità mai vista. Non si capisce chi ha vinto, o meglio, chi ha preso più voti singolarmente è il Movimento 5 Stelle con il 32% delle preferenze, ma la coalizione di centrodestra (Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia) si è attestata al 37%, crollo Pd (con Europa+ e Civica Popolare) al 19.

Salvini si dichiara il vincitore e quindi il Governo secondo lui è roba sua, vincitore ma all’interno della coalizione con Berlusconi che non può che sottostare a questa decisione visto il suo crollo al 14%, Di Maio non ci sta, sono il primo partito e quindi deve comandare, il Pd sta a guardare, ha perso, Renzi si dimette  decide che i dem debbano andare all’opposizione, ma sono comunque, e non lo dice nessuno, il secondo partito.

Dal 5 marzo cosa è successo poi? Detto dell’ormai ex leader democratico (che comunque è stato eletto per la prima volta, dai suoi paesini toscani tanto cari), il 14 marzo la chiamata, Salvini tira su il telefono e fa uno squillo a Di Maio, che apre ad un’intesa alla Lega. Sì, avete capito bene, gli anti politici per eccellenza, quelli che “odiamo l’inciucione, non ci alleiamo con nessuno” decidono di scendere a pseudo patti con il Carroccio. I grillini della prima ora iniziano a storcere il naso, ma oramai cuore in pace, non sono più un movimento, ma un partito politico e Di Maio, un leader dalla parlantina discretamente importante nonostante i congiuntivi.

Si tratta sulle presidenze di Camera e Senato, Berlusconi si sente tradito, in campagna il suo gioco forza era assolutamente anti pentastellato. Primi giorni di votazioni, la coalizione di centrodestra si schiera per Paolo Romani, straindagato e quindi visto il codice etico grillino, non accettabile. Salvini ha paura, rischia di saltare il banco, dietrofront, si vota Anna Maria Bernini, il leader Forza Italia sbotta, salta tutto. Intanto il Pd sta a guardare e propone Franceschini, voce che cade nel vuoto.

Nottata intensa quella tra il 23 e il 24 marzo, a Berlusconi tocca fare un passo indietro, lui non può rimanere escluso. Si va verso il compromesso, che definire storico mi fa rabbrividire vista l’importanza di un termine che noi nostalgici ancora rimpiangiamo.

Accordone, Roberto Fico del Movimento 5 Stelle diventa presidente della Camera e Maria Elisabetta Alberti Casellati di Forza Italia a capo del Senato della Repubblica, due prime volte, un pentastellato come terza carica e una donna alla seconda. Silvio ce la fa, ottiene una presidenza e a questo punto, il gioco sembra fatto, coalizione di centrodestra e M5S formano il governo. Ma chi diventa Premier? E soprattutto c’è un problema, la coerenza ancora esiste e Di Maio conferma il no a Forza Italia, già, c’è l’incandidabile di mezzo.

Il Pd mantiene la linea, perso per perso, meglio rimanere all’opposizione e capire cosa succede, intanto rimettere a posto i cocci, ricostruire magari da un’idea più di sinistra, meno centralizzata, senza leader maximo (non Massimo eh, quello ne ha già combinate troppe). Però le voci si fanno insistenti, c’è chi vuole scappare dal renzismo e aprire a Di Maio (di nuovo Franceschini), quest’ultimo ci pensa, magari buttandoci dentro anche la serietà di Pietro Grasso e di LeU.

Ma cosa può portare a una alleanza che mai ci saremmo aspettati tra la Lega e il M5S? L’opposizione all’europeismo, forse, per il resto il no ai migranti del Carroccio non li può trovare d’accordo visto che i pentastellati al loro interno(anche se molti smentiscono) hanno degli ex elettori del centro sinistra delusi. Il M5S vuole tra le risate generali il reddito di cittadinanza (ammettetelo che gli 80 euro, ‘mancetta di Renzi, li state già rimpiangendo) e il taglio dei vitalizi (altra pernacchia degli eletti in arrivo).

Non c’è una governabilità, anche a causa di una legge elettorale sciagurata. Quindi palla a Mattarella che dovrà parlare con tutti. Stamattina il reggente Pd Maurizio Martina, possibile nuovo candidato alla segreteria dem ha confermato la loro sconfitta e quindi spazio agli altri, poi è stata la volta di Forza Italia (“Indisponibili a Governo di populismo e giustizialismi”, ulteriore chiusura a Di Maio), Lega e nel pomeriggio M5S.

Il presidente della Repubblica tenterà di mettere tutti d’accordo per una alleanza, anche con un’ulteriore seconda tornata colloquiale.

Al momento c’è un ‘Boh’ grosso come una casa, si sparge lo spettro del Governo tecnico, di scopo cioè tutti dentro o istituzionale (Fico o Casellati a capo e via con l’ordinaria amministrazione, al momento lo siamo già con Gentiloni) e poi ritornare al voto. Pazzia.

Staremo a vedere, nel frattempo l’Italia resta a guardare, nel segno di un’incertezza mai vista. Siamo in mezzo a un gioco dell’oca, con al centro il futuro italiano sempre più distante.

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