Lavorare e vivere (bene)

Molto spesso ci siamo imbattuti nel detto-modo di dire che tanto è tornato in auge grazie al pezzo sanremese de Lo Stato Sociale, “lavoriamo per vivere o viviamo per lavorare”?

Qualche giorno fa mi è venuto in mente che a maggio sarebbero scoccati i miei primi 8 anni di lavoro continuativi escludendo le varie stagioni estive da bagnino dai 14 ai 19 anni. Commesso in un negozio di articoli sportivi, cameriere, istruttore di nuoto, macellaio (5 anni), ancora bagnino, giornalista e lavapiatti.

Gli ultimi due sono gli attuali mestieri e quest’ultimo, scelto per sbarcare il lunario, mi ha riportato per un secondo alle origini, ad un lavoro umile, non che fare il giornalista non lo sia, anzi, e sono tornato al concetto che un pò mi è sempre stato sulle scatole cioè fare un mestiere, portare a casa la pagnotta solo praticamente per soldi.

Le spese sono tante, la rata dell’università, la macchina, i danni di un incidente in moto e quindi tocca rimboccarsi le maniche nonostante comunque a malincuore viva ancora con i miei, non ho figli e mutui sulla schiena.

Negli ultimi tempi racconto le storie di chi da un momento all’altro potrebbe perdere il posto di lavoro, a 50 anni, con prole da mantenere, il pensiero viaggia subito alle maestre diplomate magistrali che a Roma fanno lo sciopero della fame per continuare a poter insegnare e che aspettano la creazione di un nuovo Governo che risolva la situazione, visto che quello attuale al momento sembra se ne sia lavato le mani.

Ora se la Lega e il M5S si accorderanno, spazio al reddito di cittadinanza che per carità come già succede con la disoccupazione (in quel caso per ottenerla devi aver lavorato un tot di mesi) sarebbe garantito un reddito fisso al mese e al terzo lavoro proposto se non lo accetti ti viene revocata. Pro: Ridurre la povertà e aumentare la libertà di scelta delle persone. Contro: Troppo costoso per le casse dello stato e favorisce i contratti part time o a chiamata. Quindi cosa cambierà? Praticamente nulla.

Sono sempre stato dell’idea che il lavoro c’è basta cercarselo e naturalmente partire da quelli umili che, con il tempo poi ti daranno soddisfazioni. Nel contempo aprirsi una strada B, la nostra strada di seconda percorrenza che poi è quella che vogliamo fare tutta la vita per alzarci la mattina con il sorriso stampato in faccia.

Vivere e lavorare. Bene. Rimboccandosi le maniche e credendo in qualcosa. Poi i risultati arriveranno.

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