Un Mondiale spalle alla tv

Ieri sono iniziate le partite del secondo turno dei gironi. Non ho visto ancora un minuto di questo Mondiale russo. E non lo farò.

Non è una protesta fine a se stessa o solamente patriottica del fatto che l’Italia non si è qualificata. La delusione è tanta, certo, ma tranquilli non penso al concetto molto salviniano di “Il Mondiale è solo italiano” mi verrebbe il ribrezzo.

Non ho vissuto le notti magiche del ’90 perchè sarei spuntato nel settembre di quell’anno ma a parte il 94 che ero troppo piccolo per potermelo ricordare, già nel 98 la traversa di Di Biagio echeggiava nel mio cuore. Poi il Vieri da 4 su 4 ai mondiali coreani, il più forte centravanti del momento, Byron Moreno, l’incazzatura di Di Livio.

Il tripudio del 2006, divano di casa, pelle d’oca, Materazzi, Fabio Grosso, operai del calcio diventati eroi. I caroselli sotto casa, ah che vita. Sembra una vita fa. 2010, c’è poco da ricordare a parte i pareggi con Paraguay e Nuova Zelanda, il crollo con la Slovacchia e la speranza di vedere in campo Quagliarella a cui Lippi concesse solo un quarto d’ora con gol. Poi il mondiale brasiliano, Balotelli sugli scudi con l’Inghilterra, crolliamo con la Costa Rica (misero ricordo di un pomeriggio di lavoro in macelleria) e l’Uruguay, il morso di Suarez.

Mi sto concentrando, nei ritagli di tempo solo nel conoscere i risultati finali, giusto per poterne parlare con gli amici nei gruppi whatsapp o in queste serate afose di giugno ma non mi incollo davanti alla tv l’inutilità nel farlo mi frena alquanto.

Sono un deluso e non un antisportivo sia chiaro, qualcuno mi ha detto: “Ma perchè non guardi le partite? Alla fine a noi piace il calcio”. Non amo guardarlo se non ho una squadra per cui tifare, la nostra Nazionale, per cui tutti, almeno per 360 minuti del mese di giugno ogni 4 anni (o ogni due in caso di Europeo) siamo incollati, uniti intorno ad una Peroni gelata, una frittatona di cipolle e il rutto libero.

La Figc ci deve qualcosa, il mister Ventura, i giocatori, soprattutto loro, hanno buttato via una generazione calcistica, hanno tolto un momento di rilassamento ai maturandi, a chi si deve laureare, facendoci concentrare su un’Italia che sempre più sta andando allo sbando. Buffon con la birra Moretti è riuscito pure a lucrarci su questo crollo sportivo, “Fai ridere Gigi”, quando gli unici che hanno fatto veramente “ridere” sono loro.

Io questo Mondiale non lo guarderò, non me ne voglia Mediaset (altro motivo principale del mio dissidio). Mi metto spalle alla tv e immagino nella mia mente le telecronache di Nando Martellini, Bruno Pizzul e  Fabio Caressa che ci hanno fatto emozionare con le loro parole.

La protesta continua, l’antidoto per quel morso avvelenato del 2014 non l’abbiamo ancora trovato.

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