A nonno Luciano

Sono passati 7 anni. Ed è impossibile dimenticare quel giorno. 4 del pomeriggio, assolata giornata di settembre di fine stagione, intento nello smontaggio delle cabine in spiaggia.

Bagnino, ero tornato a fare quel mestiere dopo l’annata di esperienza da Decathlon e poi in piscina come istruttore della Rari Nantes Savona. Estate difficile, capi rompicoglioni, passatemi il termine, con la storia con la mia ex ragazza che viveva di alti e bassi vista la classica distanza del mese di agosto. 

Vivevo praticamente là dentro e tu non stavi bene, da mesi ormai, poi una mattina un malore in casa e non sei più tornato.

Mi chiama papà. Sei volato in cielo. E in quel momento come raramente mi succede, non ho pianto, ho continuato a lavorare, tu avresti voluto così, grande faticatore, nostromo per una vita. 

La mente non c’era più però, il mare l’ancora di salvezza, casa tua, quanti aneddoti ci hai raccontato.

Intorno alle 6 vengo a darti un saluto. In poco più di un anno, avevo perso te e la zia, un dolore estremamente diverso che fatico ancora oggi a quantificare. La morte della zia, poco più che sessantenne, mi ha lasciato una grande rabbia dentro e il pensiero di aver fatto poco per salvarla. 

Tu, il mio secondo papà, avevi 93 anni, una vita dura alle spalle e da tredici anni combattevi la solitudine di aver perso all’improvviso una donna più che speciale. Eri una roccia che non si poteva scalfire, un uomo tutto d’un pezzo con una testa più dura del marmo, una persona generosa e mi dispiace se a un certo punto i tuoi classici regali li ho dovuti rifiutare. Scelta mia e me ne pento perché da uomo orgoglioso del sud so che questo ti ha ferito.

Mi dicevi sempre: “Guaglió, non ti impari mai!”. E avevi ragione, perché come allora combatto con la mia semplice ingenuità che però forse mi contraddistingue dagli altri. Io mi offendevo forse, non mi ricordo, ma quel bel sorriso dopo la classica battuta smorzava la situazione e si tornava a ridere insieme. 

Non so cosa penseresti dell’attuale situazione politica, ti incazzeresti da partigiano e ne avresti tutte le ragioni. Quest’anno è mancato anche Frizzi, quanti siparietti all’ora di cena, se vi incontrate chiedigli “se non si può dire none”, uomo gentile e speciale come te ti direbbe sicuramente di sì.

Fra qualche mese dovrei raggiungere il mio traguardo e so, come successo con Ale, che ne saresti molto orgoglioso. 

Mamma e papà, stanno bene, la mamma è sempre la solita rompiscatole ma ha un cuore d’oro come il tuo, papà è andato in pensione dopo una vita di sacrifici fatti per noi, non si ferma mai e non c’è momento che non ti ricordi. Ale è dottore e la sua strada è in discesa.

Vorrei dirti tante altre cose, molto nella mia vita è cambiato da quell’estate in poi come se fosse un segno del destino e in questo mio diario di bordo da semplice mozzo ti ricordo così.

Ciao Nonno Luciano e grazie di avermi donato il tuo splendido nome che mi permetterà di ricordarmi per sempre di te.

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