Lo studente lavoratore

Quando finisci il liceo non sei ancora un uomo, non sai scegliere, hai bisogno di tempo. Quello che ti viene insegnato sono solo nozioni e se hai la fortuna di avere insegnanti che ti spiegano anche come funziona la vita è manna del cielo. Rarità però. Allora segui gli insegnamenti della famiglia che ti ha sempre spiegato che bisogna sudare, tutti i giorni, da quando hai 14 anni, dalle stagioni estive.

Parcheggiatore (cioè davo i biglietti all’entrata), bagnino, istruttore di nuoto poi venditore, cameriere, ancora bagnino e macellaio. Per 5 anni. Cinque lunghi anni.

Qualcosa nella testa cambia, pensi, ti senti più grande dei ragazzi della tua età, il bagaglio inizia a pesare ma un vuoto inizia ad aprirsi. L’università. Mi direte ma che ci azzecca iscriversi, se uno sta imparando un mestiere, da quasi due anni. Domanda che si sono posti i padri padroni dell’epoca. E forse anche per questo che ho iniziato, se a quella domanda ci avessi pensato io sarei ancora a rimuginarci ma se leggete da qualche tempo la Mansarda lo sapete, vado controcorrente e nuoto anche discretamente.

Si inizia. Scienze delle comunicazioni. La più bistrattata e presa in giro tra le università. Tra mille difficoltà, a lezione naturalmente non si va quasi mai, con i turni è quasi impossibile, anche se soprattutto il primo anno un piccolo ritaglio riesco a crearlo. Il campus di Savona ha qualcosa di speciale, Genova era infattibile come scelta principalmente come tempistica.

A comunicazione ritrovo amici del liceo che mi introducono a Campuswave Radio (già sapete), la web radio dell’Università di Genova con sede proprio al campus di Savona. Ed è un amore vero, che mi stupisce, perché per un timido come me, con la radio, mezzo estremamente espansivo e diretto, in teoria non c’entra niente, ma anche in quel caso ritorna il discorso di prima. Con in più il colpo di fulmine. Finisco all’una di lavorare e alle 2 sono in diretta con il mio socio a Bar Sport, poi nasce Retweet e la passione continua sempre più forte fino alle avventure riccionesi e milanesi a Radio Deejay, al Festival di Sanremo. Tutte prendendo rigorosamente permessi al lavoro, pomeriggi liberi organizzati con i turni, ferie.

Facendo un passo indietro, gli esami procedono spediti, il primo anno su 8 ne lascio indietro due, il secondo arriva però il netto calo, mi areno su psicologia dei gruppi virtuali, 6 volte, inizia la prima crisi, poi superata ma con non poche difficoltà. Si studia di notte, di giorno il più delle volte mi addormentavo sui libri a causa del sonnellino post pranzo (pausa dal lavoro dalle 13 alle 16, potete immaginare), i pianti sono diversi, le mazzate altrettanto ma non ho mollato, anzi. Il terzo anno riprendo la marcia, non di corsa ma ci sono, il primo scoglio era stato superato, ma a volte mi arrabbio, l’università che dovrebbe “tutelare” gli studenti lavoratori li affossa, chiedendogli sempre di più, con esercitazioni e libri aggiuntivi e agli esami non sei come tutti gli altri, e non è un’impressione, quando spieghi che mestiere fai, molti ti guardano con il punto interrogativo in faccia.  Faccio spallucce, questa è la mia vita, giusto che nessuno mi regali qualcosa.

Sono quasi fuori corso e nel frattempo da una macelleria sono passato ad un’altra, da Varazze a Celle, ma cambia poco, i sacrifici restano comunque gli stessi. Entro marzo 2017 sarei stato ancora in regola ma laurearsi sarebbe stato più complicato, il countdown diceva -10, ci voleva più che un miracolo. Mi areno di nuovo, questa volta su informatica e per qualche mese mi perdo ancora. Il lavoro va male, a ottobre 2016 rimango disoccupato. Intanto nel frattempo, ad agosto era arrivato Savonanews, giornale online della provincia di Savona, cercano un collaboratore che agisca sul territorio da Varazze a Savona. Eccomi, ho pensato, da lì però nacquero le lotti interiori. Il colloquio era andato bene ma lavoravo ancora e subito avevo declinato tenendomi, grazie alla disponibilità dell’editore e del caporedattore, una porta semi aperta.

Faccio una prova con un’altra macelleria, mi hanno praticamente preso, il mercoledì mi confermano, sabato si inizia dietro al banco. Ci penso due notti e il venerdì mattina decido che non fa più per me. Mi prendo per matto ma a 26 anni voglio provarci e finalmente svegliarmi con il sorriso. Ricontatto Savonanews, da gennaio si inizia.

E questa pazza ma meravigliosa decisione ha influito sull’università, ho acceso di nuovo il turbo della passione (mai frenato grazie a Campuswave) e ingrano esami su esami, il più tosto studiando Nietzsche le mattine del Festival di Sanremo e collegando Gabbani e la sua Occidentali’s Karma al concetto di oriente-occidente. Nel 2017 ne supero 10, (mai a pieni voti, sia chiaro), al giornale a maggio divento il volto del levante savonese, ogni giorno si impara qualcosa di nuovo, la strada la miglior palestra, l’umiltà il mio cavallo di battaglia, il dialogo la mia fortuna, la verità il mio credo.

Dopo mille vicissitudini passo anche l’esame tosto di informatica, mi rimangono quei due tenuti e temuti dal primo anno: ancora informatica e inglese. Bestie nere. Sono costretto così ad andare a ripetizioni e per sbarcare il lunario e pagarle ho trovato un secondo lavoro come lavapiatti, cameriere e barista per la stagione estiva come ho fatto lo scorso anno tornando a fare il bagnino.

Finiti gli esami, conclusi con un 19 stiracchiato di inglese, la strada non rimase in discesa e non fu facile neanche per la tesi. Tra i due lavori, il caldo pazzesco, gli incidenti in moto, il mal di denti e le idee che non arrivavano è stata un’estate più che difficile ma conclusa il 16 novembre con il giorno più bello della mia vita.

Non vi sto a raccontare i giorni precedenti costellati da tosse pazzesca, afonia e tesi già stampate con errori scoperti poco dopo. La mattina stessa del grande giorno, un tachifluidec preso al bar del campus e il ventolin nella tasca del vestito hanno calmato la situazione e l’ansia e la discussione è filata via con il sorriso tra le labbra.

Solo il primo traguardo di una vita che mi ha messo davanti a diverse scelte, fortunatamente giuste, che però non avrei mai potuto raggiungere senza il duro lavoro di questi anni.

Ora sì che sono cresciuto. Sono un uomo.

 

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