Nel nome del padre, del figlio e del tweet

Una volta si diceva che i papà dovessero essere d’esempio ai figli, o che per lo meno dovessero insegnargli a non compiere gli errori fatti in passato. E naturalmente sono cresciuto con questa idea, con gli insegnamenti severi ma giustificati di un padre che considero ancora oggi un mio eroe. Com’è giusto che sia.

Ed è giusto dover pensare nella correttezza al 100% del proprio genitore, che dovrebbe essere integerrimo sul lavoro e coerente nella vita di tutti i giorni.

A questo proposito si fa un gran parlare in queste ultime settimane del padre di Luigi Di Maio e delle sue assunzioni in nero scoperte da Le Iene. Il vice premier ex dipendente e vice presidente dell’azienda di famiglia poteva non sapere di queste irregolarità? Improbabile. A questo punto viene da chiedersi se i forti attacchi degli anni scorsi da parte del Movimento 5 Stelle al padre di Matteo Renzi coinvolto nel caso Consip e al padre di Maria Elena Boschi per il caos Banca Etruria debbano portare Di Maio alle dimissioni.

No, le similitudini ci sono, ma a pagare com’é giusto che sia sono gli stessi genitori. L’unica cosa che manca in questo momento è la coerenza e non bastano le giustificazioni.

Di Maio continuerà a lavorare, Renzi e la Boschi quando è stato il loro tempo pure, crollando poi sotto i colpi di un referendum perso. Definito da alcuni, con la vittoria del no, soprattutto sui social e in radio, bestemmiando e sputando sulla nostra memoria, “Un nuovo 25 aprile”.

I social, i tweet, patria dell’altro vice premier Matteo Salvini. Non nuovo all’uscita di ieri, twittando di un’operazione della polizia contro un’organizzazione per delinquere di stampo mafioso, con componenti di origine nigeriana. Da lì la risposta del Procuratore Capo Armando Spataro il quale sottolineava, tirando le orecchie al vice premier, che l’operazione fosse ancora in corso, con la successiva replica del leader Lega che non si è fatta attendere con un video che chiedeva a Spataro di andare in pensione, con toni non proprio morbidi.

Ma Salvini non è nuovo a spoilerare le indagini, anche a settembre in occasione di un’operazione che riguardava bengalesi ad Alassio tramite post Facebook aveva anticipato gli arresti. In quel caso nessuna conseguenza ed è tutto passato in sordina.

“Non ci si può permettere di trattare uomini e donne che sono rappresentanti di questo paese, in questo modo, destabilizzando”.

Rimanendo nel savonese, ieri Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, sull’argomento ha commentato con quelle parole. Ecco. Pensate a come in questo momento si deve sentire il Procuratore Spataro dopo aver passato una vita intera a lottare contro l’illegolarità, attaccato da un politico che svolge questo mestiere e neanche a contatto diretto con queste problematiche, solo da sei mesi.  

Immaginatevi un Gentiloni, lo stesso Renzi, e potrei dirvene molti altri, (forse neanche Berlusconi si sarebbe sognato di dire tanto), se avessero attaccato un’esponente della sicurezza nazionale.

I social non combattono la sicurezza anzi, ma solo chi vive sulla propria pelle questa tematica tutti i giorni potrebbe avere la possibilità di sentenziare.

Ci si chiede quindi dove vanno a finire gli insegnamenti dei genitori nel rispetto verso gli altri. A questo punto e purtroppo anche ad alti livelli non esiste più nulla di tutto questo.

 

 

 

 

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