Uno di noi

Negli ultimi tempi non sto più scrivendo di getto e in questo caso avevo bisogno di pensarci su. 8 giorni fa è avvenuto l’attentato di Strasburgo e il terrorismo ha colpito ancora.

In mezzo alle persone nei mercatini di Natale come a Berlino, poi l’autocarro che investe la folla a Nizza,  il teatro Bataclan di Parigi, l’attacco sulla Rambla di Barcellona.

Fabrizia Di Lorenzo (Berlino); Carla Gaveglio, Maria Grazia Ascoli, Gianna Muset, Angelo D’Agostino, Mario Casati e Nicolas Leslie (Nizza); Valeria Solesin (Parigi)  Bruno Gulotta e Luca Russo (Barcellona).

E Antonio Megalizzi nel centro di Strasburgo. Queste le vittime italiane in questi terribili ultimi tre anni di attentati terroristici in Francia, Spagna e Germania.

Antonio aveva 29 anni, solo un anno di differenza ci divideva.  E poco altro. La passione per la radio, RadUni e Europhonica, che ho imparato a conoscere in questi anni immerso in una realtà radiofonica universitaria come Campuswave. E probabilmente a Verona, unica mia esperienza al Festival delle Radio Universitarie ci saremo pure incrociati.

Poi il giornalismo, perché poi la radio fortunatamente ci porta anche a questo meraviglioso mestiere. C’è chi è bravo a scrivere e a raccontare a parole, Antonio, a detta di chi lo conosceva bene era bravo a fare tutte e due le cose.

La passione per la politica, per un Europa più libera, in un vecchio continente ora come non mai così disunito, cercando all’estero di scappare da un’Italia che al momento ci sputa sull’UE. Antonio credeva in qualcosa di più grande, credeva che con la sua voce si potesse dare spazio a una politica 2.0, non era un politico, no. Era un eroe della libertà.

Perché quando unisci la penna e la voce sei immortale. O forse no. Una pallottola ce l’ha portato via.

Da quell’11 di dicembre su decisione dell’Ordine è iscritto all’Albo dei Giornalisti e lo sarà per sempre.

Antonio era uno di noi. E faremo di tutto, cominciando con una maratona radiofonica, per veder portati avanti i suoi sogni. I nostri sogni.

 

 

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