Non è un Sanremo per vecchi

Non sono un amante del Natale e delle feste comandate, immersi nel consumismo più sfrenato e inutile. E’ la festa dei bambini e fra qualche anno probabilmente ritornerò a capire la magia che al momento mi sfiora solo di striscio.

Siamo al 27, manca solo il capodanno e l’Epifania ma da una settimana sono già catapultato al Festival di Sanremo, la mia vera settimana natalizia. Dove divento bambino, mi brillano gli occhi, sono immerso come dico sempre nel paese dei balocchi.

In molti mi prendono per pazzo, la kermesse canora è da sempre considerata un evento di interesse solo per le persone anziane, le casalinghe, ma non per un giovane (ora mai non troppo) di 28 anni. Per chi fa il giornalista, fa radio, invece è come giocare in serie A, partecipare al Giro d’Italia, svegliarsi facendo tutti i giorni il lavoro che hai sempre desiderato.

Quest’anno il Festival sarà diverso, spazio alla gioventù, accalappia teenager (ogni anno le frotte di ragazzine scatenate fuori dagli alberghi ci sono sempre state), una scelta dettata, come dice qualcuno, dalle case discografiche, dalle vendite (sempre stato).

Musica indie, quanto mi fa incazzare questo termine, rap, pop, rock, melodica, tutto dentro il calderone per dare un’offerta che mai si era vista sul palco dell’Ariston. Baglioni ci aveva visto giusto lo scorso anno con Lo Stato Sociale, ma prevalentemente si era affidato a vecchi amici, vedi Ron, Facchinetti e Fogli, Red Canzian, Ornella Vanoni, Mario Biondi, Enrico Ruggeri, Luca Barbarossa, Enzo Avitabile e Peppe Servillo.

Nell’edizione 2019 niente di tutto questo, se non Patty Pravo che però si porta dietro l’ex Amici Briga, a Nino D’Angelo con Livio Cori (attore e probabilmente l’artista che si nasconde dietro al rapper di cui non si conosce il volto Liberato) e Loredana Berté che ha spaccato in radio con “Maledetto Luna Park” e “Non ti dico no” in coabitazione con i Boomdabash.

Sembra quasi che Baglioni abbia chiesto, a Patty, a Nino e indirettamente a Loredana, passatemi il termine, di portarsi un “badante” per svecchiarsi.

E proprio la band salentina sbarca in quel del sanremese. Finalmente reggae,  soul, drum and bass e hip hop, sono molto curioso. Piccolo aneddoto, ho imparato a conoscerli in un loro concerto genovese, forti di brutto, peccato che mi sono presentato in camicia, mise poco adatta per affrontare una loro esibizione.

Daniele Silvestri, Renga e Nek, il trio piacioni che farà impazzire le donne dai 16 agli 80 anni, sono un usato più che sicuro. Il primo, da due anni, dopo Acrobati, non ha fornito contenuti, anche se sappiamo quanto la qualità dei suoi testi sia immensa. L’ex leader dei Timoria invece, personaggio più televisivo che mai, con la sua voce può fare quello che vuole e sa come si vince. E Neviani, reduce dal successone proprio con Renga e Pezzali (ospiti l’anno scorso) bhè, è uno spacca palco, l’ultima volta a Sanremo ha stravinto con due pezzi, sia la cover che quella in gara, anche se a casa il Festival se lo è portato a casa Il Volo. Ci saranno pure loro, le note stonate, del resto arrivano sempre.

Shade (con Federica Carta, Amici), Ultimo, Ghemon, fanno parte della nuova generazione che si racconta, incazzata (soprattutto gli ultimi due) e che vuole cambiare il mondo.

Poi ci sono gli usati sicuri, ma con ancora numeri importanti, che piacciono a un pubblico misto come Anna Tatangelo, Paola Turci (immensa nel 2017), Simone Cristicchi e Arisa (già vincitori in passato).

Sono dubbioso su Irama, fresco vincitore del talent di Maria De Filippi ma che nel 2016 nei giovani sanremesi non mi aveva per niente impressionato, se non per una piuma come orecchino, l’unica domanda degna di nota posta da un giornalista nella conferenza stampa alla sala Lucio Dalla. Era acerbo, ma non che ora sia migliorato, ok la casa discografica, ma mi sembra qualcosa di già visto. Come non mi convince Achille Lauro, simbolo del rap poco italiano, ma che molto spesso comunque ha fornito contenuti discreti. Staremo a vedere, non è una bocciatura, ma una sperimentazione sanremese che si doveva fare, al momento con il punto interrogativo.

A proposito di ragazzine scatenate, Enrico Nigiotti non potrà che farle impazzire, il toscanaccio amante dell’amore ha dichiarato di aver scritto il suo pezzo più bello. Per noi romanticoni è una manna dal cielo. E poi Motta ( quello de “La nostra ultima canzone”, dai lo conoscete, è quello che dico a tutti), e con lui apriamo lo scrigno dell’indie, o nuovo pop vedete voi. Finalmente direi.

L’apoteosi arriva con le band, scomparse l’anno scorso se non con una reunion dei Decibel e Lo Stato Sociale. I Negrita, e qua la curiosità è tantissima, vista la bravura e la forza di Pau, il front scatenato pronto a coinvolgere l’abbottonato pubblico dell’Ariston. Mancava il rock in tutte le sue sfumature ed ecco gli Zen Circus, a sorpresa, faranno sobbalzare tutti, facendo capire che il loro stile non è morto in Italia.

Infine, personal dulcis in fundo, con gli Ex Otago, la band genovese reduce dagli ultimi tre strepitosi anni, che dopo una lunga gavetta, loro sì che ne hanno fatta e continuano a farla per i vicoli di Genova, che faranno ascoltare la loro bellissima musica e gli speciali testi a tutta Italia. Vedrete che ne sarete sorpresi come è successo a me in questi anni, non potrete farne a meno.

Piccola parentesi per i giovani, bocciata l’idea delle due prime serate con i giovani in gara e il taglio delle nuove proposte che si esibiscono durante la settimana festivaliera. Risultavano sempre più bravi e interessanti dei big stessi, ma forse con la scelta di un Sanremo innovativo 2019 avrebbero rischiato di fare brutta figura. Si esibiranno tra i “campioni” anche Einar e Mahmood (già “visto” nei giovani 2016, insieme a Irama, sarà contenta Caterina Caselli), figli dell’Italia di nuova generazione. Quella che non piace a Salvini per intenderci. Dispiace per i La Rua, anche quest’anno ennesima beffa.

Insomma, sono galvanizzato, lo avrete capito. Mancano solo poco più di 40 giorni, il calendario 2019 è già appeso e il pennarello rosso è pronto a segnare le giornate che separano al Festival della musica italiana. Quest’anno più totale e giovane che mai.

sanremo 2019.jpg

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