Libertà è partecipazione

Sanremo, migranti, il confine di Ventimiglia, Salvini.

Come si fa a stare muti davanti a questi 4 temi? Non si può e da quel 4 marzo, che poi è meglio dire 1 giugno, cioè 88 giorni dopo le elezioni, più o meno sono quelli gli argomenti principe di una propaganda che non è mai spenta. Se ne parla dappertutto, i giornali e i tg naturalmente fanno il loro dovere e su Facebook, ma già lo era prima, ognuno dice la propria uscendo da schemi che neanche il grande Arrigo Sacchi riuscirebbe a sistemare.

Poi arriva un cantante, il presentatore della kermesse canora più importante d’Italia, situata proprio nella zona vicina al confine francese che da anni fa parlare di sé per la quantità incredibile di migranti respinti dai transalpini. Alla domanda di una giornalista in merito al tema del blocco degli sbarchi e alla politica anti immigrazione del Governo, Baglioni poteva rispondere no comment, si sarebbe messo al riparo sicuramente da qualsiasi parola detta e non capita. Non l’ha fatto, ha preferito dire la propria, come tutti noi, che diciamo una marea di stronzate e lo facciamo tutti i giorni sui social e non solo noi comuni mortali.

Ha detto la sua, senza sembrare schierato, assolutamente, ma fornendo la propria opinione a una domanda che attanaglia tutti noi. Mettendoci uno contro l’altro, con una tensione che in Italia non si vedeva da molto tempo. E questo non è andato giù ai vertici Rai, Baglioni dopo l’edizione che si svolgerà fra meno di un mese probabilmente non condurrà più il Festival.

Così è stato detto, ritrattato, attaccato ancora una volta come un manifesto con il dito puntato. Il Ministro degli Interni, con i social, ancora loro, chiede a Baglioni di fare il cantante non il politico. Poi lui stesso parla De Andrè, a vent’anni dalla morte e dopo quella dichiarazione, un semplice attestato di stima sarebbe bastato a ricordarlo, invece viene citata una canzone di cui non si conosce nemmeno il significato. Coerenza.

“Se questa ‘grana’ fosse stata presa in esame molti anni fa forse non saremmo arrivati a questo punto”. Questo dice anche Baglioni, criticando quindi anche chi è arrivato prima, che poi è un pensiero unanime di molti di noi, anche se mai ci saremmo aspettati questa attuale ferocia. Che poi non è un discorso di sinistra, destra, centro, ma solo di umanità.

Sanremo 2019 sarà ricco di gioventù, integrazione, vedi i freschi vincitori di Sanremo Giovani che canteranno insieme ai big sul palco dell’Ariston, Mahmood e Einar, figli di un’Italia multirazziale che non è solo da “prima gli italiani”.

Ma pensate anche a Ermal Meta, albanese di nascita ma italiano di adozione, l’anno scorso ha vinto il Festival cantando di quanto la guerra fa male. La musica è un megafono per raccontare una storia, raccontare qualcosa che non va e cercare di migliorare. Migliorarci un momento della giornata.

L’altro giorno dicevo che questa discussione farà male, creerà tensione a questo Festival, sono preoccupato come lo è Baglioni. A giorni di distanza ritratto tutto. Quando si accendono i microfoni e le note volano nell’aria, le polemiche se le porta via il vento.

Quindi spazio alla musica e viva la libertà di pensiero e di espressione.

 

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