Manuale di sopravvivenza

20 giorni nella casa nuova. E arrivano i primi problemi. Sono diventato cittadino savonese da venerdì e il fatto di aver mollato la mia Celle mi pesa, anche se rimarrò tutta la vita cellese.

Non mi sono ancora abituato, lo dicevo a Luana l’altro giorno, non mi sento ancora “come a casa”, anche se tratto queste 4 mura come un gioiello speciale. Senza falsa modestia, faccio della migliore virtù la precisione. E se devo dare un consiglio a chi non sa fare nulla come me, abituato per anni a farsi fare tutto dalla mamma, la prima regola è avere un posto per ogni cosa e non iniziare a sbulaccare, mantenendo l’ordine.

Mi segno tutto, le spese (con scontrini annessi), le faccende di casa, cosa lavare in lavatrice, cosa mangiare a seconda delle scadenze, dividendo i ripiani del frigorifero. Ma riuscirò a capire realmente se ce la posso fare con il cash solo da marzo: a gennaio gli acquisti del materiale per la casa e le prime burocrazie hanno sballato tutto, c’è da pagare il patentino da pubblicista e a febbraio Sanremo di mezzo. Un disastro.

Per i pranzi e cena ci si organizza. A pranzo molto spesso pasta, tre volte a settimana me lo scampo (due al bar e una volta torno dai miei), cena leggera con insalata, pomodori e mozzarella, settimana scorsa ho preparato gli zucchini con le uova, a volta mi concedo svizzere e patatine (difficili eh!). Sto mollando la carne ultimamente ma provvederò a breve, un ex macellaio non può farne a meno. Ho imparato a fare colazione finalmente, è finita la pacchia delle chiacchiere con il barista di fiducia e il suo cappuccino e brioches: fette biscottate e marmellata con succo ace, oppure caffè (mai preso a casa) e gocciole con kinder fetta al latte (ritornando bambino), brioches e nutella (raramente) da fare i sostituti primari.

Lavare i piatti è quasi una cosa rilassante dopo una giornata di lavoro, fortunatamente grazie al bar sono abituato, ne lavo una marea nel weekend che la domenica sera infatti non ne voglio più sentir parlare fino al lunedì.

Provo a risparmiare su tutto e in questo ricordo molto mio padre, entro in cucina e spengo subito la luce della sala, entro in sala e spengo la cucina, vado in bagno e spengo la sala e così via. Un invasato, lo so ma è l’unico modo per risparmiare anche se so che non serve a una ceppa fare così. Per non parlare del riscaldamento, che accendo solo quando c’è Luana, piuttosto patisco un pò, mi copro, è da pazzi e tutti mi dicono che sono tirchio. Oculato, mi suona meglio.

E’ pieno di piccoli problemini. Le tapparelle si bloccano ogni tre per due, la doccia, la calderina e il bidè perdono, il forno e il frigo sono rotti e quello che uso è in mezzo alle palle. La ringhiera del terrazzo mi arriva alle ginocchia e per uno che soffre di vertigini non è il massimo. Sto progettando di legarmi alla porta e tenermi stile bungee jumping, potrebbe essere un’idea. Lo stendino fa schifo e si chiudono le ante facendomi sobbalzare da una stanza all’altra quando stendo di sera in casa. Della vicina sorda già sapete, al mattino alle 6 so già tutta la rassegna stampa grazie alla sua tv tutto volume. Non male per un giornalista, aggiornatissimo.

Mi alzo con il sorriso, un pò malinconico, mi mancano i miei, il cane, mio fratello. Ma sto crescendo ogni giorno che passa. Oggi è lunedì, è il Blue Monday. Ma inizia una nuova e bella settimana, lottando come sempre.

 

 

 

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