Il rispetto della fascia

Da ragazzino mi è capitato di indossarla, nel campionato allievi se non sbaglio e ne sono stato onorato. Oltre ad essere stato da sempre innamorato della squadra della mia città (che ho avuto la fortuna, grazie a mio padre, di poterla anche allenare), avere quella fascia intorno al braccio, rigorosamente sulla sinistra, dalla parte del cuore, voleva dire tante, troppe cose. Un onore e una responsabilità, perchè in campo rappresenti la società oltre ad essere il naturale condottiero del gruppo, il compagno di squadra può fare affidamento su di te sempre, sei considerato il giocatore che non molla mai e che ha sempre una buona parola o un insegnamento per tutti. Insomma, un simbolo.

Meazza, Facchetti, Bergomi e Zanetti. 4 nomi che solo a sentirli tutti insieme oltre a rabbrividire, bisognerebbe mettersi un cappello in testa se non lo si ha e toglierselo in segno di rispetto. 4 calciatori storici dell’Inter che oltre ad essere la leggenda della squadra milanese hanno donato gran parte della propria vita ai colori neroazzurri. Capitani, uomini veri insomma.

Ma arriviamo al punto. Al caso che ha tenuto banco nelle ultime due settimane e che riguarda Mauro Icardi, 25 anni e più di 100 gol con l’Inter. Diventato capitano dopo Zanetti e Ranocchia, è sposato con Wanda Nara, ex del suo compagno ai tempi della Sampdoria Maxi Lopez e diventata poi sua manager.

Da mesi si parla del rinnovo del suo contratto, con un tira e molla che ha visto la moglie/manager/opinionista tv attaccare a più riprese la società, lanciando stoccate per un possibile passaggio estivo sfumato alla Juventus del centravanti e un attacco ai centrocampisti neroazzurri accusati di non servire al meglio il marito, oggetto di critiche per il suo digiuno da gol. Si viene a creare una crepa nello spogliatoio (probabilmente) e la società gli toglie la fascia dandola al portiere Handanovic. Mai una parola fuori posto, ragazzo serio e da 7 anni interista.

“E’ come se gli avessero tagliato un braccio” dice in lacrime la moglie  a Tiki Taka, chiama l’amministratore delegato Marotta in diretta e il caso sembra spegnersi quasi a tarallucci e vino. Ma così non è, l’attaccante argentino senza fascia non gioca più, “finge” un infortunio e da quattro partite non si vede in campo.

L’Inter ne vince tre e ne pareggia una, passa il turno in Europa League e sembra quasi giovarne. Ma il problema grosso qual è? Che in gioco non c’è più l’amore per la maglia ma il vile denaro e un capriccio dovuto a una fascia su un braccio.

Icardi nel 2015 diventa capitano grazie all’investitura di Mancini e considerata la scarsa concorrenza di anzianità (Nagatomo) viene premiato il fatto di essere il giocatore simbolo del momento.

Fa gol certo, anche importanti, ma non sembra rispettarla, viene considerato un ornamento per ampliare il proprio ego.

Quindi se andrà via, l’Inter potrà farsene una ragione, in attesa di un nuovo Meazza, Facchetti, Bergomi, Zanetti. Uomini veri che con la loro fascia sono stati esempi di tre generazioni di tifosi.

 

 

 

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