Il continuo esame delle sliding doors

Lo scorso 4 luglio era il decimo anniversario del mio esame di maturità. Era un estate tipo questa, torrida, irrespirabile e dopo le prime tre prove arrivavo all’ultimo passo con un bel 50 che mi teneva in caldo (giusto per rimanere in tema) la promozione dopo 5 anni.

Nel tema aveva scelto la tipologia storica e il ventennale della caduta di Berlino, me l’ero cavata anche se ad oggi se potessi scegliere baratterei lo scritto affrontato dai 2000 quest’anno. Gino Bartali e il suo salvataggio degli ebrei. Quante cose che avrei avuto da scrivere, dal ciclismo alla guerra, dal “giusto tra le nazioni” alle persecuzioni subite.

Non mi ci sono cimentato, troppo facile farlo a posteriori e anzi mi scuso per la pausa di queste settimane ma tra il lavoro, il caldo e le poche idee mi sono preso tempo per il ritorno.

Poi la seconda prova, scienze sociali, con l’ansia che mi aveva portato in dote una bella febbre psicosomatica. Ero andato pure fuori tema ma con stile, 10 punti e sufficienza in cassaforte. Così come nella terza, bene educazione fisica (eh già al liceo sportivo era presente anche quello, ma la teoria non era semplicissima, una specie di biologia ma più attenuata) e inglese (incredible, visti i trascorsi sudati all’università), maluccio diritto e filosofia. Che sono poi le materie che mi hanno fregato all’orale.

4 luglio 2009. Attendo parecchio prima del mio turno e a differenza di altri non vado a ascoltare i compagni, non ho mai fumato in 29 anni, se non in qualche rara occasione, ma quel giorno due o tre sigarette di fila le avevo scroccate a qualcuno. Bene la tesina, “Il sogno americano”, non che io sia pro states anzi, ma mi piaceva il concetto dell’italiano emigrato per fare fortuna nel nuovo mondo. Almeno in famiglia un parente lo abbiamo avuto che ci ha provato e ce l’ha magari anche fatta e allora da lì l’idea. Poi con storia e italiano vado in scioltezza, meno con le due materie zoppicanti della terza prova, durante l’anno un 6 stiracchiato di diritto mi aveva salvato la media, di filosofia avevo 8, la spiegazione del perchè pare superflua. Inglese sbiascico qualcosa a caso e per fortuna non  c’è matematica, scampata quell’anno per un pelo.

Finito tutto lancio via lo zaino all’uscita del portone principale del liceo e sono pronto ad affrontare una stagione da bagnino ma libero dallo studio per sempre. Forse no, perchè dopo qualche anno tra piscina, Decathlon, bagni e macellerie ritorna la voglia e mi faccio 5 anni all’università. La storia ve l’ho raccontata 100 volte e proprio il 4 di luglio dell’anno scorso un ricordo su Facebook mi ha ricordato la fine degli esami con un 19 sudatissimo di inglese.

Gli esami, quanti ne affrontiamo, dalle elementari (non esiste più) alle medie (mi avevano fatto pure cantare, povera commissione), come detto le superiori e l’università, che è una finale dietro l’altra, 20-24 epiloghi, che in conclusione si ha una bacheca tipo quella di Ronaldo o Messi.

Poi vabbè la patente, un mezzo calvario, passata alla prima la teoria ma tre volte ridata la pratica. In quel caso non chiamatemi Hamilton, meglio di no.

Per non parlare della vita di tutti i giorni. Dal lavoro dove spesso ci si trova ad affrontare determinate scelte, a valutare come e se una cosa vada scritta. Oltre a ciò che si impara, una marea di novità che rendono speciale il mestiere, inserendole in un bagaglio di esperienza che rendono il tutto un esame giornaliero sulle proprie capacità giornalistiche.

Da una casa in affitto dove praticamente ogni giornata è un’esame. 34 gradi nel picco del caldo supremo, quando sopravvivere alla nottata diventa un impresa. E pensi: “perchè sono finito in sto postaccio, questa non è casa mia”.

E poi l’esame del mutuo, praticamente quello più tosto. Ci stiamo pensando, non è facile anche perchè la buona volontà e quel pizzico di mia sana (Luana non sarebbe d’accordo) riflessione non bastano. Bisogna buttarsi, con un paracadute però.

Sono dell’idea che abbiamo bisogno di trovarci costantemente tesi e costretti a fare delle scelte, delle sliding doors. Però senza paura.

E scriverlo su un blog risulta veramente semplice.

 

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