Belli, tempestosi ma anche un po’ sfigati

Giusto per far venire la malinconia a me e a Luana (e probabilmente a chi le ferie le rivedrà nel 2020) dopo una settimana dalla fine dei nostri 9 giorni di relax vi racconto l’avventura, che come al solito, quando riguarda noi, ha del tragicomico.

Spengo il telefono, su precisa richiesta della mia dolce metà e la vedo come una cosa impossibile, difficile per uno che fa il giornalista di mestiere e ce l’ha acceso H24. Mi fa bene però, ogni tanto staccare la spina completamente può essere un toccasana, anche se un pelo la frego perchè mi porto dietro il tablet e con i social riesco a stare un minimo connesso.

Partiamo il sabato da Bergamo e come pre partenza ci concediamo un pomeriggio di relax in un albergo di Grassobbio con annessa spa, una novità per tutti e due che estasiati dalla situazione non capiamo quasi nulla del percorso da fare e ci avventuriamo nel caldo totale della sauna che solo via Turati in pieno luglio (la casa dove sono in affitto, caldo tropicale, già sapete) si avvicina a quelle temperature. Duriamo poco e allora ci concediamo la piscina con l’idromassaggio, roba da ricchi. Per la cena non nutro troppe aspettative, anzi, mi sembra al primo impatto un locale da catene straniere che scimmiottano gli italiani. Per niente. Il cameriere come nei migliori ristoranti ti fa assaggiare il vino, pulisce le briciole, quasi ti imbocca e ti pulisce se ti sporchi. Speciale. Per non parlare della cena, sughi molto curati e dolci top, rimaniamo piacevolmente stupiti e per la prima volta scriviamo una recensione su Trip Advisor, piattaforma che ci servirà spesso in questo viaggio.

Il giorno successivo lasciamo a malincuore l’albergo e partiamo con l’aereo alla volta di Bari, lì ritireremo la macchina a noleggio e ci dirigeremo verso Vieste. Dopo averci fatto innervosire alla cassa del “Sicily by Car”, nota azienda di noleggio, al quale piace mettere le postille in piccolo che ti obbligano a pagare con la carta di credito e in assenza di quella paghi 150 euro in più, iniziamo fin da subito belli scazzati questa nostra prima avventura insieme.

Il viaggio nelle strade secondarie pugliesi consigliate da Google Maps non è dei migliori, buche che neanche a Roma e in corso Mazzini a Savona, ma perlomeno la vista è emozionante tra le immense distese di ulivi e gli scenari dall’alto del mare. L’albergo è tutt’altra cosa a Vieste, ma nonostante il tempo non sia dei migliori, ci dirigiamo nella spiaggia attrezza convenzionata con l’albergo dove apprezziamo il classico mare stile “Riccione” senza scalino come da noi in Liguria, ma che ti rende un Cristo che cammina sulle acque. La cosa che mi ha emozionato più di tutte di Vieste è il Pizzomunno, questo gigantesco monolite situato a sud delle spiagge, diventato famoso grazie alla canzone del viestino Max Gazzè, presentata a Sanremo nel 2018, che narra della sua leggenda.

La prima sera facciamo un giro nel centro paese, molto carino e accogliente, nel pieno della settimana di “Vieste in Love“, l’ideale per una coppietta anche se alla vista di una televisione con la prima dell’Inter non potevo non costringere Luana a non fermarsi. Non ha detto una parola, non la dice mai quando voglio guardare la partita, vero amore. Ed è lì che capiamo quanto l’accoglienza ligure non sia poi così unica, anzi, andate una settimana in Puglia (soprattutto nei luoghi turistici a fine stagione a settembre) e vedrete che baccate nei denti prenderete. Ah, se trovate per caso un’edicola per comprare il giornale, segnatevelo, perchè è l’unico che vedrete in un raggio di km e evitate gli alberghi vicini al centro abitato, potrebbero tagliare l’erba alle 6 del mattino.

I tre giorni viestini passano in fretta e ci dirigiamo, con un itinerario creato da marzo, nei pressi del lago di Varano, dopo aver attraversato distese di pale eoliche. La location dell’albergo in cui abbiamo soggiornato una notte è molto carino ma il posto è assolutamente a caso, il lago non è una location turistica ma solo un lungo approdo per pescatori e per raggiungerlo devi infangarti l’auto da morire. Non consigliabile, anche se la cena e il servizio sono veramente top, ristorante “Il Giardino”, primi e fritto veramente da pollice su.

Raggiungiamo Polignano a Mare, la meta che tanto attendevamo con ansia. Il giorno prima, non lo nego, ci siamo fatti incuriosire da alcune recensioni negative sul B&B dove avremo alloggiato e giunti a destinazione eravamo infatti decisamente sul chi va là, ma posso dirlo, andateci senza esitazioni. Il “Petali Rosa” è un posto assolutamente da provare, avevamo l’appartamento “Girasoli” e quel bel giallo da subito si sposava perfettamente con la maglia di Luana. Accogliente, munita di tutti i confort, attuale musica che risuonava per la stanza e un impianto moderno veramente invidiabile. Pecche? Ci devono essere perchè non sarebbe una nostra vacanza sennò, l’albergo che dà sulla strada e l’acqua che perde dal soffitto mentre fai la doccia. Il secondo problema non è stato un problema loro, una rottura improvviso di un tubo ha creato l’inconveniente, risolto in mezza giornata.

Polignano. Paese turistico, patria natia del grande Domenico Modugno, è una bomboniera, luogo dalle viste mozzafiato ma anche dalle spiagge che neanche ad agosto nella libera di Celle. Purtroppo zero sabbia, tanti scogli e mare che in quei giorni era purtroppo anche mosso. Per quello ci spostiamo a Monopoli e lì ho dato il peggio di me, che ancora mi domando come abbia fatto Luana a non darmi una testata. Giriamo parecchio e poi riusciamo a trovare la spiaggia attrezzata. Peccato che lettino e ombrellone erano in un green e il prezzo neanche troppo basso. Risultato? Mia scenata stupida e sua pazienza che ha raggiunto livelli altissimi. Nel pomeriggio decidiamo di cambiare e troviamo un bel paradiso con la sabbia bella fine e il mare (uno dei due giorni) parecchio cristallino tra i bambini che puntano con la palla Luana e un simil sosia di Icardi che si concede il mare prima di raggiungere, finalmente, Parigi. Anche se l’aria non è delle migliori, perchè un personaggio molto difficilmente accostabile ad un essere umano aveva deciso di espletare uno dei suoi bisogni corporei in mezzo alla spiaggia mettendosi apposto le mutande dopo aver concluso la consumazione areata. Quando ci penso rido per delle ore e così abbiamo fatto, ma crederci viene veramente dura.

Arriviamo ad Alberobello e una sola parola può descrivere la location. Meravigliosa. I trulli sono come te li aspetti, veramente mozzafiato anche se per farsi un selfie devi attendere il deflusso dei maxi turisti presenti e naturalmente sempre in mezzo quando dobbiamo farci una foto noi. Mi è veramente piaciuta, tra i suoi caruggi caratteristici e la storia millenaria. Anche il pranzo, veramente tra pollice in su, con un pesto che mai mi sarei immaginato di mangiarlo così buono in Puglia.

L’ultimo viaggio a Bari è un’odissea, una simil Genova nelle ore di punta che il traffico di Savona in confronto è una bazzecola. Ci riposiamo grazie alla pioggia e nel tardo pomeriggio facciamo un giro per Bari Vecchia, bella, caratteristica, sembra quasi un borgo all’interno di una città molto in stile Liguria. E anche la cena, una semplice pizza, vi dirò, mi ha convinto in pieno. Non posso dire altrettanto della colazione, l’unico bar aperto un posto che da fuori sembra venda solo dolciumi e in realtà un bar che neanche nei peggiori di Caracas.

Arrivati in aeroporto sembriamo Tom Hanks in The Terminal, attendiamo 4 ore per l’imbarco e poi sull’aereo balliamo la cucharacha un’ora grazie a una turbolenza che a detta degli esperti viaggiatori è una cosa normale. Io e Luana per un pò su quei trabiccoli non ci saliremo.

Naturalmente per ritirare i bagagli il mio è l’ultimo e quello ci fa perdere il treno di ritorno da Bergamo a Milano per due minuti (nonostante il pazzo viaggio dell’unico tassista non di Bergamo ma che gentilmente è volato in stazione). La perdita ci fa saltare il Milano-Genova e quindi dopo l’opzione di fermarsi a dormire in un albergo milanese, il Flixbus ci “salva” e in tre ore arriviamo a Savona stremati.

Perchè ho scelto la foto del Pizzomunno con un fulmine in mare e non una bella nostra foto con il sole e uno speciale panorama? Quella è la sintesi di noi. Belli e tempestosi. Ma anche un po’ sfigati.

 

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