Non chiamatelo allarmismo

Non penso che sia giusto chiamarlo allarmismo, anzi. Il termine “allerta” ha come sinonimo attenzione e preallarme, vuol dire che nel caso in cui venga lanciata può succedere qualcosa oppure no.

Il meteo ci sta mettendo a dura prova e dopo i terribili fatti di Genova per l’alluvione del 4 novembre 2011 nel quale sei persone vennero uccise dall’esondazione del Fereggiano (due delle quali bambine) e l’inchiesta nel quale è stata condannata a 5 anni il sindaco di allora Marta Vincenzi, giustamente non si rischia più. L’Arpal, l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente Ligure, ente pubblico di riferimento in materia ambientale, dirama, in occasione di lievi e forti pioggie un allerta che può essere di colore giallo, arancione o nei casi più critici di colore rosso.

E cosa accade in ogni occasione? Che tutte le volte che viene proclamata, soprattutto sui social nel quale ognuno può far dar fiato alla propria bocca tramite la tastiera, arrivi un vituperato attacco nel caso in cui non succeda nulla.

I sindaci dei diversi comuni interessati decidono se chiudere o no le scuole e gli impianti sportivi, i genitori si arrabbiano perchè non sanno come fare con i figli a casa, non succede nulla e se la prendono con gli amministratori e chi ha deciso di promulgare l’allerta.

È giusto arrabbiarsi se succede qualcosa e i fiumi e i torrenti se non sono stati puliti e straripano. Quello sì. Ma facciamo lavorare senza critiche chi si occupa della nostra incolumità, meritano il nostro appoggio.

 

 

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