Non ce lo saremmo mai aspettato

Una cosa che continuo a ripetere nella mia testa è se ce la saremmo mai aspettata una cosa del genere. La risposta purtroppo è sempre negativa.

Non perché ci crediamo dei supereroi ma perché non basta essere nel 2020 per essere invincibili. Anzi, ci ritroviamo ad essere tutti estremamente più fragili ma forse, spero, più uniti. Non nel classico senso figurato dell’abbraccio, anche perchè non possiamo, ma vicini anche se distanti, praticamente come ha detto il Premier Giuseppe Conte.

“Rimaniamo distanti oggi per abbracciarci con più calore e per correre insieme più veloci domani”. Questa la frase simbolo, probabilmente passata in secondo piano, presente nel discorso del presidente del Consiglio dei Ministri che annunciava a tutti gli italiani della “quarantena” totale (o quasi) dell’Italia. Scelta obbligata, come hanno fatto in Cina già da due mesi, per contenere il contagio da Coronavirus.

E subito si è lasciato spazio alle polemiche, agli attacchi contro il Governo. Bisognava farlo prima dicono. Può darsi, forse sì, probabilmente. Tutti condizionali. In questo momento mi sento di dire, forse per il grande rispetto che nutro nei confronti delle istituzioni, che non penso sia stato sbagliato nulla.

Ora chi sbaglia sono gli italiani. Che continuano, come è successo lo scorso weekend, ad affollare la riviera, a spostarsi, a scappare in treno perchè la bozza di un decreto è spuntata da Palazzo Chigi. Quello sì un errore, non si sa di chi, ma un errore. Gli anti Salvini dicono Lega, i leghisti attaccano il Pd e i loro vecchi alleati. Gli italiani attaccano i giornalisti, giornalai ci chiamano. Anche lì giusto, sbagliato, chi lo sa.

Da martedì ci chiedono di stare a casa. Facciamolo. C’è l’autocertificazione (anche qui quanta polemica, quante domande), compiliamola o facciamola compilare dalle forze dell’ordine che ci fermano, se dobbiamo andare al supermercato (uno a famiglia), al lavoro o per motivi di salute.

L’altro giorno sono andato a raccontare come Savona stava vivendo le nuove restrizioni di Conte. Quasi deserta, non totalmente. Ma quante persone con le mascherine in faccia , che non mi stanco di ripetere che se non sei infetto non serve a nulla (anche se io da ipocondriaco la metto).  Quello un po’ mi ha fatto preoccupare e riflettere, è una situazione che siamo abituati a vedere in Asia soprattutto legata alla smog. Ora è arrivata anche da noi.

Le persone continuano a morire e piantiamola di dire che sono solo anziani. Non è più vero. Sono deceduti e continuano ad essere positivi anche gli under 30, Gli ospedali sono in tilt, i dottori e gli infermieri fanno turni estenuanti, molti sono in quarantena, altri sono positivi al virus.

In Europa ci “sputano” in faccia (non nel senso letterale e ora come ora è un espressione forte, scusate), Mattarella si incazza ma poi, e loro sì che ci hanno messo del tempo a svegliarsi, iniziano a bloccare tutto come in Spagna e in Francia. In Inghilterra no, Boris Johnson dice che “molte famiglie perderanno i loro cari”, ma non fa nulla, loro se ne lavano le mani (altra espressione “forte” in questo momento, passatemela).

Lo sport si ferma, la Serie A finalmente dopo la pagliacciata della settimana scorsa (vedi ultimo pezzo de La Mansarda) chiude i battenti. Pagliacciata perchè doveva chiudere prima, anche perchè in settimana sono risultati positivi al test un giocatore della Juve, 8 della Samp e tre della Fiorentina. Tutte squadre che hanno giocato nella pazza domenica.

Il ciclismo va avanti con la Parigi Nizza che si è conclusa ieri per non arrivare alla città più vicina all’Italia. Per carità,  mi sono goduto 6 tappe nei pomeriggio di quarantena, anche se ero e sono più che convinto che fosse una scelta insensata.

Non ci resta che cantare, suonare e applaudire sul terrazzo, sentire e vedere i nostri cari via Instagram o Whatsapp (a proposito ho videochiamato i miei, 8 km di distanza e non possiamo vederci, paradosso più che giustificato però), lavorare da casa con la polo e il pigiama sotto, se come nel mio caso devi fare una diretta con tutti i giornali del gruppo editoriale.

Non dobbiamo andare in guerra regà, non lamentatevi, non paragonatela al momento terribile che ha passato il nostro paese  nel 15/18 e negli anni 30 e 40. Dobbiamo solo stare sul divano.

Vedrete che questa “guerra” invisibile la vinciamo. Con un assoluto buon senso.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: