Silvia, Teresa e la quarantena avariata

Due discorsi in uno che portano ad un concetto finale che vi semplificherò fra una quarantina di righe.

Ho messo insieme tutti i pensieri di questi ultimi 12 giorni perché scrivere di getto, ora come ora (ma forse sempre), è controproducente.

Ci siamo lasciati lo scorso 3 maggio quando parlavamo dei congiunti, tema particolarmente discusso. Dal 4 sono state riaperte le “gabbie” con precise restrizioni che però non rispetta praticamente nessuno. Diretta per il giornale a Savona: in giro mascherine anticontagio solo per il doppio mento, ragazzini che girano indisturbati in gang come se fosse un classico e normale sabato/domenica pomeriggio e anziani assembrati sulle panchine della passeggiata. Non ci siamo. Non voglio passare come il vecchio rompicoglioni ma purtroppo è così.

Spesa alla Lidl. Il DISAGIO. Nessuno rispetta le regole. Se all’entrata ti danno i guanti, li devi mettere e non solo per prendere la frutta. Le distanze vanno mantenute soprattutto alla cassa e non mi devi respirare dietro il collo. Per non parlare di chi litiga con la sicurezza, poveri cristi già devono controllare noi masse di indisciplinati cronici. Sono ipocondriaco? Sì, ma a tutto c’è un limite.

Andiamo con Luana da Brico chiedendoci se potremo entrare in due, interrogativo più che legittimo vista la situazione. Possono entrare tutti senza distinzioni di sorta. Risultato: il delirio dentro. Luana mi sgrida perché sono troppo fiscale che mi giro dall’altra parte quando incrocio una persona. Te credo, sono ovunque. Distanze non ne parliamo, in cassa le cassiere non hanno neanche i guanti.  Dal 18 maggio, cioè 14 giorni dopo il liberi tutti, vedremo cosa succederà. Sia chiaro, non è una minaccia, ma un pensiero che spero non si realizzi.

Arriviamo al fulcro che poi è il senso di questo pezzo. Sabato Silvia Romano viene liberata.  La giovane volontaria dopo un anno e mezzo di prigionia in Kenya ritorna in Italia. La prima cosa che mi viene da dire è che si tratta di una magnifica notizia. E il mio pensiero vola subito a Giulio Regeni.

Non ho pensato a nient’altro domenica quando l’ho vista scendere dall’aereo. Ero solo contento per lei, per la sua famiglia che ha potuto riabbracciarla. In un momento terribile come questo una storia di questo tipo non può che renderci felici.

Invece tutti, dal mondo politico di opposizione ai social, si scagliano contro la ragazza solo perché ha cambiato fede, perché non mostra segni di sofferenza, perché il Governo ha pagato il riscatto. C’è chi ha detto impiccatela, chi l’ha definita terrorista. Tutto vergognosamente senza senso.

Poi ancora. Viene presentato il Decreto “Rilancio” e interviene il ministro alle politiche agricole Teresa Bellanova. “Per me, per la mia storia, è un punto fondamentale e mi riferisco all’articolo 110 bis, l’emersione dei rapporti di lavoro. Da oggi, per la scelta che ha fatto questo Governo, gli invisibili saranno meno invisibili, quelli che sono stati sfruttati nelle campagne, nelle cooperative, dove venivano date persone in prestito per lavorare nella famiglie come badanti, come colf, non saranno invisibili perché potranno accedere ad un permesso di soggiorno per lavoro e noi li aiuteremo ad essere persone che riconquistano la loro identità, la loro dignità. Da oggi lo Stato è più forte del Caporalato”.

Parole forti condite da una commozione naturale per una donna che ha lavorato come bracciante agricola e ha lottato contro il caporalato da sempre. Si tratta della sua storia, normale piangere quando dal proprio passato difficile si riemerge facendo qualcosa che riesca a contrastarlo.

Il ministro è la stessa donna che avete insultato per il suo vestito blu, per il suo fisico e che ora additate per un momento di commozione. Come per Silvia gli insulti arrivano dal mondo politico, sui social, ricchi di odio. Ma non paragonerei le stesse lacrime a quelle della Fornero. Altra storia.

Mi viene da dire che questa quarantena vi ha fatto proprio male, invece di migliorarvi vi ha avariato tutti.

 

 

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