La terribile annata dei 30

Se sei nato nel 1990 il 2020 è l’anno dei fatidici 30 anni, semplice conto matematico no?

E’ quella soglia della vita che ti fa capire che non sei più un ragazzino, che sei un uomo e devi prenderti delle responsabilità. Alle porte quasi di quel numero che fa un po’ paura ti chiedi se hai fatto abbastanza, se sei contento della tua vita e se hai accumulato esperienza abbastanza per poter dire la tua nel mondo.

Su questo ultimo aspetto e sulla felicità possono ritenermi particolarmente soddisfatto viste le esperienza lavorative fatte, giuste e sbagliate, così tante, diverse, che mi hanno insegnato parecchio.

Forse sono ancora un pò’ immaturo e Luana (meno male che c’è lei) che è più giovane di me è sicuramente più pronta. Mi piace ridere, scherzare, giocare, mi incazzo per le cose più futili, in molte cose sono ingenuo.  In questo sono ancora giovane, anche se vorrei forse essere un pelo diverso.

Il fisico quello sì, sta pagando il prezzo dei 30. Quando tre anni fa ho iniziato a fare il giornalista, vedevo colleghi più grandi di me con la pancetta e devo essere sincero, gongolavo parecchio. “A me la pancetta? Quando mai”. Immerso tra il nuoto, il calcetto, il beach volley. Ecco, tre anni, dopo, 10 mesi di vita da solo e qualche mese in meno di convivenza, con una quarantena nella schiena , la frittata (mangiata) è fatta.

La voglia di fare sport diminuisce, gli acciacchi aumentano (soprattutto alla schiena e alla respirazione), il metabolismo cambia (e la frase classica “vedrai quando ti cambia, che ridere, ecco, fanculo), un lavoro che comunque se non per correre dietro alla cronaca e quindi girando in scooter o in auto, è assolutamente sedentario davanti ad un pc. Un mix letale che solo gli addominali su Youtube fatti rigorosamente in compagnia (da solo mi sarei rotto le scatole) possono alleviare.

La quarantena, quella poi. Letto, divano, tavolo, ho fatto in due mesi 5 km. Se non per qualche sporadica corsetta intorno al palazzo, con polmone che spingeva per uscire. Sono andato 5 volte, poi ci ho mollato. Ora sto ripensando alla bici ma alla domenica quando vado dai miei si va in moto, incosciamente la macchina per caricarcela sopra la lascio sempre a Savona. Che furbacchione, auto fregarmi da solo.

Dai 30 poi pensi anche a tirare su famiglia e in questo caso non mi sbilancio, non qua, per non far viaggiare troppo velocemente con la mente Luana.

Mancano tre mesi e mezzo a quel traguardo intermedio e anche se con qualche chilo in più lo affronterò gasato e a muso duro.

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