Giro d’Italia 2020 tra gioie e dolori ma diciamo grazie alle lacrime di Ganna

L’immagine di copertina di questo pezzo racchiude totalmente il risultato finale di questo Giro d’Italia 2020. La forza del gruppo che ti porta a vincere una delle più importanti corse ciclistiche a tappe del mondo. Filippo Ganna che fino a 20 giorni fa era per molti, se non per gli addetti ai lavori e appassionati, poco più che sconosciuto, si è portato a casa 4 tappe, tre crono ed una tappa in fuga. E’ diventato Top Ganna (rispetto a Tom Cruise gli dà in altezza però almeno 25 cm) grazie alla sua immensa e stratosferica velocità, ma nell’immagine finale del Giro di ieri, con le sue lacrime di gioia, ci ha dimostrato quanto sia bello e straordinario essere umili e quanto sia importante, come nel calcio, il gruppo per poter vincere.

La vittoria finale va a Teo Geoghegan Hart, altro corridore che veramente in pochissimi conoscevamo ma che con il suo sciogli lingua di nome e i suoi scatti e controscatti ci ha fatto innamorare di nuovo di un ciclismo che tre giorni fa invece abbiamo fortemente odiato.

Prima di raccontarvi la storia di Teo bisogna fare un passo indietro. Alla tappa Morbegno-Asti. Una buona parte di corridori (ancora oggi non si sa chi con precisione) senza avvisare il giorno prima, ha incrociato le braccia a causa dell’elevato chilometraggio e delle avverse condizioni meteo. Dopo 10 km di “passerella”, il gruppo ha deciso di fermarsi salendo sui pullman delle squadre, arrivando fino ad Abbiategrasso dove la tappa sarebbe ripartita (accorciata di 130 km), modificata in corsa. Il patron del Giro Mauro Vegni è furioso, non ne sapeva nulla e minaccia che all’arrivo a Milano qualcuno ne pagherà le conseguenze.

Tutto più che giusto. I ciclisti hanno mancato di rispetto alla corsa rosa, ai cittadini sulle strade pronti ad aspettarli e ai comuni che da più di un anno attendono con ansia il passaggio. In tempo di Coronavirus una mazzata al cuore. Con la fortuna di un ottobre da 14 gradi e una lunghezza della corsa che non può certo fargli spavento. Complimenti ad Alessandra De Stefano, il suo Processo ai corridori è stato immenso, come solo un vero giornalista può fare. Ad oggi nessuno si è preso una responsabilità e anzi la gara si è conclusa con una manfrina vergognosa visto che in gruppo non c’è stata bagarre ma è arrivata una fuga e poi con il sindacato ciclisti che difende a spada tratta i suoi assistiti.

In quei momenti mi è subito venuta in mente la Milano-Sanremo del 2013. I ciclisti si erano imbattuti in fitta nevicata che aveva costretto ad interrompere la corsa ad Ovada per intransibilità del Passo del Turchino e la corsa era stata poi ripresa a Cogoleto. In quel caso avevano continuato a correre per km e km sotto il gelo totale e nessuno aveva aperto bocca. Lì erano stati eroici, a Morbegno invece solo dei viziati.

Parliamo di ciclismo va.

Dopo il secondo riposo sono andate a segno due belle fughe con Tratnik a San Daniele del Friuli e O’Connor (il giorno prima secondo: meritatissimo), speciale a Madonna di Campiglio.

La tappa regina del Giro è ridimensionata visto che i francesi causa Covid ci fanno saltare Colle dell’Agnello e Izoard, ma ha fatto comunque la storia. L’ottimo Joao Almeida ammaina bandiera bianca, così come Vincenzo Nibali (sul viale del tramonto?) che aveva provato a restare aggrappato al trenino di inseguitori Fuglsang e Pello Bilbao ma senza fortuna. Davanti si giocano il Giro in 3, due della stessa squadra ma con un aiutante in più per il terzo “incomodo”, Rohan Dennis. Compagno di Teo Geoghegan Hart che scollina sulla cima Coppi e si porta con sé il giovane compagno inglese. Kelderman è praticamente maglia rosa visto il crollo del portoghese ma non ha fatto i conti con il compagno Jai Hindley. Wilco ha una crisi e la squadra decide di lasciare briglia sciolta a Jai probabilmente per non fare vincere facile la coppia Dennis-Hart. Kelderman perde la testa ma rimane in sella, è la nuova maglia rosa ma qualcosa si è rotto. Infatti Hindley infatti vince la tappa nella volatona finale.

Ad Asti vince Cerny ma cambia poco, davanti sono rimasti in tre in 15 secondi. Kelderman, a 12” Hindley e 15” Geoghegan Hart. La bagarre.

Che al Sestriere esplode. Kelderman crolla e grazie sempre a Dennis, la Ineos fa sua la tappa con Hart tallonato nuovamente da Hindley. Gli abbuoni fanno sì che i due siano, ad una tappa dalla fine, clamorosamente pari. La maglia però la prende il corridore della Sunweb per via di pochissimi centesimi di secondo.

La crono sarà decisiva e infatti…….

La Ineos si acchiappa tutto, 7 tappe e il Giro d’Italia con Geoghegan Hart che dopo le tappe siciliane sembrava destinato ad un ruolo da comprimario, così come la stessa squadra orfana di un Thomas che ha dovuto mollare a causa di una borraccia.

Il ciclismo è anche questo. Imprevedibilità, gioia, rabbia, dolore, sgomento, paura, commozione.

In queste settimane ci ha tenuto compagnia mettendoci addosso tutte queste sensazioni e in questo difficile momento ne avevamo bisogno.

Ci manca già. Ma maggio quest’anno arriva presto. Per fortuna.

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