Misure restrittive Covid del Natale con senso ma senza senso

Ci apprestiamo a vivere il Natale sicuramente piú “difficile” degli ultimi anni. Siamo nel pieno della seconda ondata Covid e una nuova zona rossa eravamo certi che sarebbe stata dietro l’angolo.

Sia chiaro, quando dico che è il più complicato degli ultimi anni escludo naturalmente il periodo della guerra dove festeggiare le feste natalizie non era di certo il primo dei problemi. Ora dobbiamo solo restare a casa e salvaguardare la salute dei nostri genitori e anziani.

Il Governo, con diversi rimpalli e rinvii legati a liti tra minoranza e maggioranza oltre alla stessa minaccia di Renzi di far cadere Conte da un momento all’altro, opta quindi per la zona rossa per il 24-25-26-27-31 dicembre e 1-2-3-5 e 6 gennaio, arancione per gli altri giorni (si potrà stare solo nel proprio comune ad eccezione dei comuni sotto i 5mila abitanti che potranno spostarsi entro 30 km ma non nei comuni capoluogo).

Quindi spostamenti solo per motivi di salute e lavorativi, coprifuoco confermato alle 22.00 e una vera e propria contraddizione per i pranzi e cene festivi, dopo che per settimane in molti speravano di potersi sedere a tavola con sei familiari: due persone (oltre a persone con disabilità e non autosufficienti e i minori di 14 anni) si potranno spostare in un’altra abitazione privata per trovare parenti o amici.

Mi immagino ad esempio il fatto che una coppia, più un’altra coppia, più un’altra coppia e siamo già a sei persone si spostino così a fare il cenone o il pranzo nella stessa casa e così la regola verrebbe raggirata. Le forze dell’ordine come specificato da Conte non potranno andare a bussare alle porte ma dovrà prevalere il buonsenso. Parola che per un italiano sembra essere più che un’utopia.

Ai controlli bisognerà presentare l’autocertificazione e specificare l’indirizzo di residenza dove si è diretti. L’unica circostanza nel quale si può essere sanzionati è che un’altra coppia che si sposta nella stessa casa indichi lo stesso indirizzo, facendosi così scoprire dagli agenti. Insomma, una regola (che è comunque una regola e va rispettata) lascia perplessi.

Anche perché il numero dei contagi e dei decessi è alto come a marzo quando eravamo rinchiusi in casa e questa “apertura” a mio avviso lascia ad ogni interpretazione e non ci possiamo permettere una terza fase (variante britannica permettendo). Gli ospedali non ce la fanno più, gli operatori sanitari sono allo strenuo delle forze e psicologicamente tutti noi siamo a pezzi. Con la paura di fare involontariamente del male ai nostri cari e con queste mascherine che abbiamo voglia prima o poi di buttare via per respirare un po’ di sana libertà.

Intanto siamo di nuovo in zona rossa. E sembra di non esserne mai usciti.

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