La fine della democrazia e una pandemia che in molti hanno dimenticato

Che sia un colpo alla democrazia, l’invasione del Campidoglio a Washington mentre il Congresso confermava la vittoria di Joe Biden, è un dato di fatto. E deve farci pensare e non distanziarci da un mondo che appare distante al nostro anni luce.

Le parole di Donald Trump che aizzano la folla spiegando che le elezioni sono state rubate da Biden, sono prima di tutto spaventose, sono da impeachment e a suo favore non può valere il fatto che circa 74 milioni di persone hanno votato a suo favore, anche se i “personaggi”, suoi sostenitori, che hanno saccheggiato sono proprio una minoranza squallida e da film fantascientifico di bassa leva che va a sminuire tutti gli altri che, legittimamente hanno espresso un proprio voto.

Durante l’irruzione barbarica fatta di tizi con le corna, a petto nudo e con i piedi sulle scrivanie, arriva lo sgomento e lo sconcerto di tutto il mondo, persino il vice di Trump si distanzia da quei terribili fatti e viene poi dispiegata la guardia nazionale (mi chiedo comunque come sia possibile che siano riusciti ad entrare nel posto tra i più protetti al mondo con quella facilità) con il coprifuoco dettato dal sindaco di Washington.

Intanto il presidente uscente aveva chiesto “ai suoi” di tornare a casa ma aveva fatto comunque praticamente i complimenti agli insurrezionalisti “patrioti americani” (sono stati 5 i morti, un poliziotto e 4 suoi sostenitori) e li aveva poi giustificati, facendo poi dietrofront tra giovedì e venerdì  leggendo un comunicato in cui condannava fermamente le violenze, spiegando che le persone coinvolte nell’attacco «non rappresentano il nostro paese, e chi ha violato la legge dovrà risponderne». Ammettendo che il 20 gennaio si insedierà al suo posto Joe Biden ma che non presenzierà al passaggio di consegne.

A cambiare rotta probabilmente la possibilità di venire rimosso con qualche giorno di anticipo dal suo stesso governo con l’attivazione del 25esimo emendamento. Ipotesi però che pare sfumata nelle ultime ore.

Nel frattempo comunque Twitter lo ha sospeso in maniera permanente nella notte fra venerdì e sabato, sostanzialmente gli ha rimosso, l’account personale. Il social di Jack Dorsey ha spiegato che dopo averlo sospeso per 12 ore in seguito ad alcuni suoi tweet che legittimavano l’attacco al Congresso compiuto dai suoi sostenitori, Trump ha di nuovo violato per due volte le regole imposte da Twitter, che impediscono di incoraggiare la violenza. Infatti, cosa degna di nota e mi è capitata personalmente citando un suo tweet il giorno stesso dei fatti di Washington non lo si poteva però retwittare perché avrebbe inneggiato alla violenza una condivisione continua del suo messaggio. Ma non finirà qui, perché i potenti mezzi del miliardario americano lo stanno portando dritto alla creazione di una propria nuova piattaforma comunicativa.

In Italia anche chi lo ha sempre sostenuto prende le distanze (vedi Salvini e in maniera più moderata Meloni, con Toti che si “pente” di aver detto che gli avrebbe dato il voto) ma si butta comunque in un carillon che di democratico non ha niente. Da settimane, mesi ormai, le opposizioni vogliono vedere il Governo Pd/M5S con le valigie pronte, con il solo Berlusconi, forse, a provare ancora a fare da collante e non gioca sicuramente a favore di Conte il balletto che si sta venendo a creare proprio all’interno della stessa maggioranza. Le voci di un avvicinamento di Forza Italia non sta piacendo a un Renzi che da tempo vuole un cambio di passo e non fornendo la fiducia e ritirando i ministri di Italia Viva, potrebbe così mandare a gambe all’aria tutto l’esecutivo.

Nel momento più difficile dal dopo guerra del nostro paese. Perché forse tutti, ma proprio tutti, dai contestatori americani senza mascherine ai nostri politici che pensano di andare al voto e non a salvarci la vita, si stanno dimenticando che è in corso una pandemia.

Nota finale: Mi scuserete se non ho scritto il classico resoconto di fine anno ma del 2020 purtroppo abbiamo e ho già detto troppo.

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