La chimera dei gomiti alti sotto il palco

Rileggevo il pezzo scritto lo scorso anno. Il 22 febbraio del 2020 eravamo pronti io e Luana ad andare in una Spa in un hotel a Grassobbio. Un weekend di relax, mio regalo di Natale.

Il giorno prima, un anno oggi, viene scoperto il primo caso di Covid a Codogno a qualche km proprio da lì. Decidiamo di non andare, in un albergo troppe persone di passaggio, il viaggio in treno, rischioso.

Inizia l’incubo. In dieci giorni i contagiati in Italia sono già 1000, 28 i morti. La paura è tanta, le farmacie vengono prese d’assalto, l’amuchina diventa più introvabile della figurina di Pizzaballa, le mascherine scarseggiano.

Gli ospedali iniziano a collassare e le prime restrizioni vengono messe in atto. Lockdown, quante volte abbiamo sentito questa parola.

Si lavora da casa con tante dirette per raccontare la situazione territoriale. Luana sta a casa 40 giorni, ma sta bene, falso allarme. Guardiamo dalla finestra le persone stare in coda per entrare al supermercato. Ci passiamo anche noi che ci facciamo due volte portare la spesa a casa. Chi l’avrebbe mai detto.

Mamma e papà li vedo per più di un mese solo via videochiamate. È stata dura e i momenti di sconforto sono stati tanti.

Non siamo diventati famosi sui social durante la quarantena ma qualche canzone l’abbiamo cantata e ci siamo emozionati. Tipo Bella Ciao il 25 aprile sul terrazzo. Poi le grigliate e le difficoltà iniziali nell’accensione, il torneo di scopa a dieci carte, dove sono stato pure asfaltato e come penitenza la visione di tutto “Greys Anatomy”. Mi ha preso di brutto, bene così.

Senza Luana non ce l’avrei fatta, mi sarei lasciato prendere dallo sconforto e mi dispiace di aver lavorato troppo in quel periodo. L’informazione però non poteva mancare nel nostro savonese.

L’estate è più “tranquilla”, il caldo rallenta il contagio, in molti ne approfittano e noi stessi andiamo in ferie con tutte le precauzioni del caso. Ad ottobre si riparte, vengono inaugurate le zone colorate. Per settimane niente visite ai miei e anche ora siamo in quesa situazione con le varianti che fanno ancora più paura.

Il concerto degli Ex Otago del 15 febbraio è il nostro ultimo ricordo di spensieratezza e l’altro giorno pensavo a quando potremo ritornare a stare sotto il palco con i gomiti alti. Una chimera pensiero che speriamo arrivi al più presto.

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