Giro 104, verso la terza settimana un solo padrone: ma la sorpresa è Caruso

Giusto o meno tagliare la Sacile-Cortina? Questo è stato il tema che ha tenuto banco tra lunedì e tutta la giornata di ieri, secondo riposo del Giro d’Italia. La poca visibilità e il tempo ballerino hanno portato l’organizzazione della corsa rosa di non mettere a rischio l’incolumità dei corridori cancellando il Passo Fedaia e il Pordoi lasciando spazio solo al Passo Giau.

Le due discese in caso di nevischio e della nebbia avrebbero creato non pochi problemi ai ciclisti, da lì la decisione dello stop con le squadre che al contrario degli atleti avrebbero però voluto correre. La linea sottile rispetto al passato è che, come ha dimostrato (con vergogna) lo scorso anno è che chi sta sulla strada comanda come giusto che sia, c’è però da dire che i protocolli internazionali, come soprattutto nelle piccole cose (vedi il lancio delle borracce), sono stringenti e in caso di avverse condizioni meteo, la tappa deve essere accorciata. Si lascia da parte lo spettacolo per la sicurezza, aspetto più che giusto. Però come dice Mauro Vegni, direttore Rcs, se lo sono scelto questo lavoro con tutti i rischi che si corrono.

Mettendo da parte le polemiche che sono veramente poco di casa nel ciclismo andiamo questa mattina verso una terza settimana che si porta dietro due sicure certezze, due sorprese e tante cose (spero) ancora da dire.

Egan Bernal è il leader indiscusso e quel mal di schiena sembra acqua passata. Ha a cuore questa corsa come nessuno forse in gruppo, anche di più probabilmente degli italiani, lui che è cresciuto in bici proprio nel nostro paese.

A Campo Felice e sullo Zoncolan ha fatto vedere chi comanda, così come a Cortina, dove però a causa del tempaccio non abbiamo visto niente se non a 250 metri dall’arrivo intento a togliersi la giacca per far vedere la sua splendente maglia rosa.

L’altra certezza è naturalmente la sua squadra. La Ineos comanda, sveglia, strina, accende la corsa, tutto passa da loro e si vede. Orgogliosamente con tre italiani che stanno facendo un lavoro più che poderoso. Puccio, Moscon e Ganna, soprattutto questi ultimi due, sono corridori che in altre squadre farebbero fuoco e fiamme, ma nella corazzata si mettono a disposizione del loro capitano portandolo in spalla fino poi alla sparata finale.

L’altra sorpresa è la Eolo Kometa, che al di là del top sponsor del Giro, penso si possa dire che sia la squadra rivelazione del Giro 104. Fortunato ha vinto da esordiente su sua maestà lo Zoncolan con una grinta e una gamba da veterano, il vecho della squadra Gavazzi meritava a Guardia Sanframondi di più di quel meraviglioso secondo posto e Albanese, ottimo a Foligno, da qui alla fine ci proverà ancora. Come se non lo avesse già fatto egregiamente.

Si è parlato tanto in queste prime due settimane di Evenepoel, di Yates, di Ciccone (che si sta difendendo comunque strabene) e giustamente anche dello Squalo che nonostante i due crolli e l’infortunio patito tre settimane prima dell’inizio della corsa è ancora lì e ci farà godere sicuramente almeno per una tappa. Però nessuno si è soffermato sull’uomo al secondo posto della classifica generale. Damiano Caruso.

Non una sorpresa per me che lo tifo da diversi anni per la sua combattività e generosità nei confronti dei vari capitani che ha dovuto aiutare. Quest’anno Landa che in questo Giro avrebbe potuto fare strabene, è caduto ed ha abbandonato la gara lasciando spazio al quasi 34enne siciliano che al Tour 2020 ha aggrappato con i denti all’ultima tappa un decimo posto in generale più che meritato. Ora è lì a testa alta sul secondo gradino del podio regalandoci super prestazioni in salita. Sullo Zoncolan sembrava al gancio ma invece ha tenuto duro e ha perso pochissimo nei confronti di Bernal così come a Cortine dove la pacca sulla spalla di Bardet ci ha fatto capire anche quanto sia grande la sua umanità.

Il colombiano è imprendibile ma da oggi guardate con attenzione il ragazzo della Bahrain. Ci renderà orgogliosi.

Foto http://www.4actionsport.it

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