Un’estate italiana

Molti di noi non se n’erano accorti. Probabilmente perché non ci credevamo. Ci aspettavamo che prima o poi questo sogno bellissimo si sarebbe interrotto con una beffa finale come spesso accade a noi italiani.

Invece no. Saka va sul dischetto e Gigio Donnarumma para. L’Italia è Campione d’Europa. Rimaniamo pietrificati io e mio padre, Luana che è diventata più tifosa da quando mi conosce ci chiede perché non esultiamo come fatto dal numero uno della Nazionale. Poi la corsa e ci stringiamo in un abbraccio che è qualcosa di più di una semplice esultanza per una squadra di calcio che vince una competizione. Lo aspettavamo da tempo ma non per una partita.

Lo avevamo però capito che qualcosa di bello stava avvenendo. Giusto una settimana fa qua vi raccontavo di quanto il gruppo sia fondamentale per portare a casa un risultato e questi ragazzi da tre anni a questa parte lo sono sempre stati.

Poi le sfide dell’Euro. Dal primo tempo sofferto con la Turchia al “Porca Puttena” di Insigne e Immobile, passando per la Svizzera (seguita da letto con la febbre post vaccino) e il Galles e le sorprese Locatelli e soprattutto Pessina e il suo Diario di Viaggio. In mezzo la polemica dell’inginocchiamento pre partita. Poi arriva l’Austria con metà del cuore tedesco e quindi particolarmente tosto ma di nuovo ai supplementari la mezzala dell’Atalanta e un Chiesa che si prende la fascia di diritto. Per non dimenticare lo slalom di Gianluca Vialli per andare ad abbracciare Roberto Mancini, segnali di unità viscerale. Il Belgio fa paura ma a tratti lo rendiamo piccolo piccolo grazie a una sontuosa marcatura di Chiellini a Lukaku, con Barella e O’ Tir ‘A Gir dello scugnizzo Insigne.

Giochiamo bene, molto bene, sappiamo soffrire e tanto e proprio le lacrime di sofferenza ci portano via il miglior esterno del torneo, quel Leonardo Spinazzola che ha fatto gasare tutti e soprattutto tutte ( e ne so qualcosa, mannaggia a te Spina) ma che la rottura del tendine d’achille ha interrotto il suo viaggio europeo.

Con la Spagna ci facciamo fregare dal classico Tiki Taka e dal loro marchio di fabbrica: il falso nueve. Potevamo aspettarcelo? Può darsi. Ma cosa si fa in questi casi? Si gioca come ai vecchi tempi, in fondo per vincere da una vita facciamo così. Passiamo lo stesso in vantaggio ma nel nostro momento migliore ecco Morata, il vero centravanti a gelarci il sangue. Si va ai rigori, dopo il siparietto del Mancio come rigorista insieme a Vialli-Oriali e De Rossi, e subito Locatelli ci fa sudare, ma l’attaccante spagnolo della Juve ci fa urlare come Trezeguet nel 2006 e dopo la parata di Donnarumma e il saltello di Jorginho voliamo in finale tra un coro per Spinazzola e un Luis Enrique da cappello tirato giù in segno di rispetto.

L’Inghilterra che gioca in casa e pensa già di aver vinto, ci mette subito in difficoltà giocando alla vecchia Italia schierando un esterno basso come ala e così ci beffano timbrando con Shaw. Poi per il resto è solo marca italiana non a spron battuto ma al piccolo trotto con un Chiesa che dimostra essere veramente un cavallo di razza. Non si può dire la stessa cosa di Immobile. In questo prossimo anno e mezzo in vista del Mondiale 2022 bisognare formare e trovare un vero centravanti. Da calcio piazzato dovevamo sbloccarla e così è stato con il tap in di Bonucci, gladiatore vero insieme al compagno di merende capitan Chiellini. Siamo aggrappati alla fine e occasioni ne abbiamo parecchie aiutati da un Southgate che inserisce i terribili giovani Saka, Sancho e Rashford solo nel finire dei tempi supplementari. Bernardeschi, lo stesso Bonucci e Berardi non tradiscono, Gallo Belotti e Jorginho si fanno ipnotizzare da un inspiegabile Pickford. Il trio di pischelli inglesi però ci fanno cantare con un palo e due parate di Gigio.

Siamo sul tetto d’Europa. Piangiamo guardando il CT e Vialli commossi a 29 anni dalla sconfitta della Sampdoria proprio nel tempio del calcio contro il Barcellona. E’ una rivincita e una rinascita del nostro calcio dopo la disfatta contro la Svezia che ci ha fatto fuori dal Mondiale 2018.

Avevo già preparato la bandiera, messa nello zaino e fanculo alla scaramanzia. Salutiamo la cabala familiare che non potrò mai dimenticare e partiamo in scooter con Luana imbarazzata con il tricolore sulle spalle. E’ gioia e attenzione perché la follia della vittoria è altissima. Scendo in piazza, servizio per il giornale. Sono preoccupato e titubante, praticamente nessuno con la mascherina indossata e dopo quello che abbiamo passato e stiamo ancora affrontando, sono scene che non vorrei vedere nonostante la gioia giustificata.

Notti magiche riecheggia nei cori e della canzone di Arisa non c’è l’ombra. A casa mi godo il ricco post partita come il giorno successivo l’arrivo dei ragazzi con la coppa in aeroporto e la cerimonia con Mattarella (che bello vederlo lievemente sbottonato in tribuna a Wembley) e Draghi.

La ciliegina sulla torta è arrivata e vorremmo di nuovo fosse l’11 giugno.

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