Notti magiche (e veloci) inseguendo un gold

Oggi è uno di quei lunedì peggiori di tutti gli altri lunedì. Le Olimpiadi sono finite e ci resta quel senso di vuoto che si può colmare solo guardando e riguardando le immagini di queste poco meno di tre settimane.

E’ stata la spedizione olimpica più ricca per l’Italia. E chi se lo sarebbe mai immaginato. Quante volte abbiamo detto questa frase, soprattutto visto che per vedere un secondo oro dopo il super Vito Dell’Aquila nel taekwondo abbiamo aspettato giorni.

Abbiamo urlato tanto ma veramente tanto. E in quel primo di agosto ci siamo riscoperti tutti appassionati di atletica e non ci dimenticheremo mai dove eravamo in quel momento. A Marcell Jacobs, che avevo intervistato nel 2019 al Meeting di Savona non avrei dato un centesimo, gli avrei pronosticato un destino da comprimario dietro a Filippo Tortu per il quale avevo scritto il mio primo pezzo su un quotidiano cartaceo. Mi sbagliavo. Batté il record del compagno sempre in quel di Savona e poi alle Olimpiadi ci ha lasciato tutti con la bocca spalancata. Ha fatto la storia, con un tempo che fa rabbrividire. Stessa cosa per Gimbo Tamberi che ci ha fatto commuovere e anche un po’ vergognare, ma suvvia siamo italiani. E poi quell’abbraccio con l’amico in fondo alla pista. Simil Mancini-Vialli. Meraviglia.

Poi è arrivato il quartetto su pista per l’inseguimento a squadre e lì penso di aver fatto tremare tutto il palazzo. Mi devo anche scusare con Pippo Ganna, criticato perché non salito per un secondo nel podio della crono. Il primo posto sarebbe stato irraggiungibile visto il percorso inadatto a lui e un super Roglic, il secondo di Domoulin era vicinissimo ma il terzo ancora di più alla portata visto che raggiunto da un collega cronoman come Dennis. Si gioca tutto in centesimi e il miracolo degli ultimi 3 giri combattendo come un leone con Simone Consonni, Jonathan Milan e Francesco Lamon, hanno fatto sì che tutto venisse cancellato, anzi.

Il canottaggio con Federica Cesarini e Valentina Rodini e la vela del duo Caterina Banti e Ruggero Tita ci hanno fatto capire che gli ori si pescano ai giochi olimpici soprattutto con gli outsider. Con la marcia 20 km che ha consacrato veramente questo aspetto grazie ai pugliesi Massimo Stano e Antonella Palmisano. L’atletica vola come non mai e il nostro paese può sognare. Ma quello che è successo nella 4×100 è veramente da mani nei capelli. Arriviamo in finale è già quella è storia di per sé (come nel caso di Jacobs, mai avvenuto per l’Italia nei 100 m). Parte Lorenzo Patta, poi Jacobs, testimone a Fausto Desalu e infine Tortu. Vinciamo al fotofinish con quella testa che spunta e l’inglese probabilmente trattenuto da capitan Chiellini in simil Saka.

Una roba mai vista, figlia dell’integrazione, del duro lavoro con un Tortu che dopo averlo visto in semifinale gli avremo stracciato il contratto con Fastweb.

Abbiamo dimostrato di essere forti, fortissimi (oro nel karatè con il pazzo Antonio Busà e bronzo molto particolare per la genovese Viviana Bottaro, lotta con Abraham Conyedo Ruano, nel sollevamento pesi grazie all’argento di Giorgia Bordignon e il bronzo di Antonino Pizzolato e Mirko Zanni così come nella boxe storico con Irma Testa e judo con Maria Centracchio e Odette Giuffrida), precisi (argento nel tiro al volo e con l’arco di Diana Bacosi e Mauro Nespoli, bronzo per Lucilla Boari e bronzo con la quarantesima medaglia del quintetto della ginnastica ritmica) e veloci soprattutto (bronzi nel ciclismo su strada e nell’omnium per Elisa Longo Borghini e Elia Viviani, nella canoa con Manfredi Rizza e nel canottaggio 4 senza e doppio). Abbiamo tifato Vanessa Ferrari come non mai, perché a 30 anni è entrata nell’olimpo con un argento che vale oro dopo tanti quarti posti e infortuni. Poi non si può dimenticare Gregorio Paltrinieri, che nonostante la mononucleosi contratta qualche settimana prima di partire per Tokyo si è preso un argento negli 800 metri stile libero (peccato per il quarto nei 1500) e un bronzo che ha dell’incredibile nel nuoto in acque libere. Specialità non complicata, di più.

Il nuoto non ha deluso, ci sono tanti giovani che potranno dire la loro a Parigi 2024 e qualche medaglia soprattutto nelle staffette l’abbiamo portata a casa. C’è tutto il tempo. Ci ha estremamente resi scontenti la scherma (argenti e bronzi pochi ma sono arrivati) che deve far fronte ad una guerriglia interna senza precedenti e che era già in fase calante 5 anni fa. Ristrutturazione, unica soluzione. Le squadre poi….Il basket ha fatto mille arrivando ai Giochi e perdendo a testa alta con la Francia finalista, non si può dire altrettanto per la pallavolo maschile e femminile deludente come non mai e passatemi il termine anche un po’ spocchiosa e altezzosa. Pallanuoto maschile da rivedere, non da buttare al 100%, magari con il ritorno dell’assente Sette Rosa.

Suvvia poco male. Ci avete fatto veramente divertire e cantare, urlare, ballare di gioia. Le storie sono l’aspetto più bello, quelle che solo le Olimpiadi possono regalarci.

In fondo il Covid solo un aspetto positivo ha avuto. Fra soli tre anni i cinque cerchi tornano e ci sono 40 medaglie da eguagliare e superare.

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