Ritorna il diario: racconto di un’Italia che non funziona

Toh quanto tempo….Praticamente due mesi nel quale sono stato e sono ancora assorbito dal lavoro e quando provavo a buttarmi e lasciarmi andare ai pensieri, provavo una sorta di repulsione nel dover scrivere ancora quando già lo faccio tutti i giorni.

Non voglio comunque continuare a raccontarmi frottole, mi ero anche illuso negli anni che questo posto potesse diventare qualcosa di più ed errore mio, se non per la settimana di Sanremo dove quando seguivo il Festival e scrivevo tutti i giorni qui con i numeri sulle letture che erano interessanti, non mi sono mai specializzato su un tema in particolare passando di palo in frasca, dallo sport (principalmente calcio e l’Inter) ai viaggi, la politica e qualche storia. Ho sbagliato io, totalmente. Anche quando avevo pensato di proporre il blog come rubrica. Una proposta caduta nel vuoto.

Più di una volta ho pensato di chiuderlo, non tanto per la spesa annuale del dominio che si può considerare uno sfizio che mi concedo, ma perché ero stufo, sbagliando, di scrivere solo per me pensando che a qualcuno potesse interessare qualcosa di questo spazio, che non è costruito proprio in maniera perfetta ma almeno è semplice, essenziale nella sua, forse, inutilità.

Poi sono arrivato alla conclusione e ci ho messo due settimane per mettere insieme il pensiero, che questa creatura è nata quando non ancora avevo iniziato a scrivere su un giornale online ma facevo il macellaio e la Mansarda di casa era l’unico posto tra le pause del lavoro dove mettevo insieme le idee. Unita alla radio, passione mai sopita ma che attualmente è letteralmente in stand by.

Deve tornare a rimanere centrale per come si è costituito. Un diario. Che certo possono leggere tutti perché é online e alla portata, però voglio che sia il mio mondo dove per quell’ora riprendo un po’ di più ad essere me stesso. In scrittura parlando.

Da qui proprio voglio ripartire e dalle ferie passate con Luana tra i magnifici posti della Toscana, dell’Umbria, Abruzzo e Lazio, immersi nel buon vino e nei salumi a profusione. Ma tra le belle zone che abbiamo visitato, abbiamo scelto anche di vedere come dopo i terremoti rispettivamente di 12 e 5 anni fa provano a ripartire L’Aquila, Amatrice e Norcia.

La prima si nasconde dietro un centro che solamente in questo 2021 sembra tornare a rialzare la testa, ma basta spostarsi di 200 metri e la desolazione prende il sopravvento con i palazzi squarciati, le case senza finestra con i bagni distrutti di una scuola. Le zone rosse. Una marea in una Norcia che ti apre l’anima. I vigili del fuoco quel giorno erano stati chiamati oltre che per una fuga di gas anche per la caduta di calcinacci dal Duomo. Dopo 5 anni. La basilica di San Benedetto non c’è più, ha perso tutto il suo significato e i negozianti sfollati sono stati spostati in prefabbricati in legno in una zona nei pressi del campo sportivo purtroppo ricca di una tristezza immane.

Il silenzio. Quello ci ha colpiti di più soprattutto di notte. Ad Amatrice regna in un enorme ground zero anche durante il giorno. Appena entri nel paese non vedi più nulla solo alcune macerie e due torrette rimaste in piedi quasi simbolicamente. Una campana di una chiesa è stata ricostruita con i ponteggi, la statua del cane Laga che scavò per salvare le persone è presente nei giardini.

Il cartello che vieta di farsi i selfie è l’emblema di un’Italia che funziona male.

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