Toto Quirinale. Una donna come futuro Presidente della Repubblica?

Nel pieno del semestre bianco, iniziano a ricorrersi le voci sul futuro successore di Sergio Mattarella come Presidente della Repubblica e le prime “manovre” politiche sono già in corso a cominciare proprio dal voto segreto per il Ddl Zan che ha creato più di una polemica.

L’affossamento del decreto legge ha già fatto intravvedere quelli che potrebbero essere gli scenari per il futuro del Quirinale con Renzi e Italia Viva che ancora una volta potrebbero essere l’ago della bilancia.

Andiamo però ad analizzare i potenziali nomi in corsa. Detto che Mario Draghi, il candidato che potrebbe mettere d’accordo (quasi) tutti, potrebbe non essere della partita visto che il suo mandato da Presidente del Consiglio si esaurirà nel 2023 (anche se non sarebbe uno scenario neanche troppo fantasioso, se si dimettesse lasciando il posto al Ministro dell’economia Daniele Franco) e che il Mattarella bis farebbe tornare indietro al pensiero al doppio mandato di Napolitano, una scelta che fu criticata ampiamente anche e soprattutto per il metodo e per la bocciatura del compianto Franco Marini (che sarebbe stato eleggibile dopo l’accordo con il centrodestra ma poi venne ritirata la candidatura) e di Romano Prodi, impallinato da 101 franchi tiratori.

Proprio lo stesso ex presidente del Consiglio ha già annunciato che non sarà della corsa e quindi soprattutto nel centrosinistra iniziano a circolare i nomi dell’ex sindaco di Roma e segretario dem Walter Veltroni, l’altro ex primo cittadino Francesco Rutelli, Giuliano Amato, un Paolo Gentiloni per tutte le stagioni e quel Dario Franceschini che detiene il record di longevità in carica per il Ministero alla Cultura, dalla sua però non gioca la giovane età, 63 anni e la sua presenza ancora importante nel mondo della politica.

Da anni si fa il nome dell’ex presidente della Camera, il senatore Pier Ferdinando Casini, politico di lunga data con 38 anni consecutivi in Parlamento, piace ai renziani, ma non convincerebbe un’ala della sinistra e del Movimento 5 Stelle.

Con prepotenza, soprattutto da quando è ritornato candidabile, Silvio Berlusconi, che ambisce a quella carica praticamente da sempre, “gioca” il ruolo del favorito anche se la carta d’identità, 85 anni, le precarie condizioni fisiche e i voti che non arriveranno mai dai pentastellati e dal Pd, lo fanno scivolare nelle gerarchie. Anche se non è per niente da sottovalutare.

Poi ci sono le donne e sarebbe una prima volta più che affascinante oltre che essere un segnale veramente forte, dopo quello che è successo per il ddl. Emma Bonino, figura di spicco che era già stata accostata alla presidenza nel 2015, sta ritornando a circolare. Così come l’attuale Ministro della Giustizia Marta Cartabia, indietro invece Rosy Bindi.

Più che speciale per diverse motivazioni invece sarebbe la scelta di Liliana Segre, che avrà sì già 91 anni ma che, oltre a mettere a tacere i rigurgiti fascisti degli ultimi tempi, avrebbe un’importanza storica per il nostro Paese. Da cellese (da bambina la testimone dello Shoah veniva in vacanza nel mio paesino, Celle) e da antifascista ci spero, anche se lei direttamente non ha dato la sua disponibilità.

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