Riaperta l’inchiesta, si ricerca la verità: Pantani è stato ucciso?

Non c’è due senza tre. Ma in questa occasione la verità è pronta dopo più di 17 anni a venire a galla.

La Procura di Rimini infatti ha riaperto per la terza volta le indagini sulla morte di Marco Pantani. Omicidio contro ignoti, il fascicolo riaperto (i primi due erano stati archiviati) su impulso della commissione parlamentare d’inchiesta antimafia che si è occupata del caso del ciclista di Cesenatico nell’ambito delle inchieste sulle scommesse illegali e sul gambling, partendo dalle parole dal pentito Renato Vallanzasca.

L’esponente della Banda della Comasina infatti riferì che, in carcere, esponenti della criminalità organizzata vicini alla camorra parlavano di scommesse legate al Pirata e all’esclusione per ematocrito oltre la norma al Giro d’Italia del 1999, a Madonna di Campiglio, quando era ormai il favorito. Vallanzasca specifico: «Mi dissero di scommettere contro Pantani perché non avrebbe finito il Giro». I verbali di quelle conversazioni, 51 pagine di un memoriale che sono alla base della nuova inchiesta .

Ma ripercorriamo la vicenda come ho già fatto in passato.

Nel 1999 a Madonna di Campiglio Marco morì infatti la prima volta: livello di ematocrito superiore dell’1% rispetto al valore massimo consentito dai regolamenti, sospensione dal Giro d’Italia. Doppi controlli dicono che il suo valore fosse intorno al 48%, tutto regolare. C’è qualcosa sotto. Ne parliamo dopo.

Braccato dalla stampa, il Pirata che soffriva di pressioni emotive, cade in depressione, riprova a tornare a correre come gregario di Garzelli, qualche lampo di grande classe ma oramai la sua testa entra in un circolo vizioso. Quello della droga.

Si estranea da tutti, prova a disintossicarsi ma quel piccolo residence di Rimini, “Le Rose” diventa la sua tomba, l’autopsia rivelò che la morte era stata causata da un edema polmonare e cerebrale, conseguente a un’overdose di cocaina.

Mamma Tonina, la madre di Marco Pantani, però non ci crede e da sempre ha cercato di far uscire la verità sulla vicenda. Si tratta di una lotta contro tutti, contro i media, la giustizia, lei sostiene da sempre che il figlio sia stato assassinato simulando un’overdose, probabilmente per farlo tacere riguardo a qualche scomodo segreto, forse legato al doping nel ciclismo e alla sua squalifica, al mondo delle scommesse truccate o a quello della droga, di cui sarebbe stato a conoscenza. 

Richiesta più volte la riapertura dell’indagine archiviata (e ora forse potrebbe esserci una svolta), sostenendo che le firme per il prelievo dei soldi, che Pantani avrebbe usato per comprare la droga, sarebbero falsificate e che non c’era traccia di droga nella camera del residence, come ci si aspetterebbe dalla stanza di un tossicodipendente che ne fa uso abituale e che il ciclista, a suo parere, non era dipendente dalla cocaina, né voleva suicidarsi.

La stanza, rivisto il video della scientifica nei minimi dettagli, che durante quegli anni era passato in secondo piano, era stata messa apposta nel caos. Un “disordine ordinato”, nel quale erano presenti residui di cibo cinese, che Pantani non mangiava mai, nessuna bottiglietta d’acqua per ingerire la dose di cocaina (in realtà era presente una bottiglia semivuota, ma venne ignorata e non analizzata a sufficienza), e alcuni lividi sospetti sul corpo del ciclista, tali da far supporre un’aggressione di più persone, per forzarlo a bere l’acqua con la cocaina. 

Nel 2014 la Procura della Repubblica di Rimini, a seguito di un esposto presentato dai familiari del Pirata, riaprì le indagini sulla morte del ciclista con l’ipotesi di reato di “omicidio volontario”, poi però è stata richiesta l’archiviazione delle stesse nel settembre 2015 con la motivazione che la sua morte fu causata da suicidio e non da omicidio.

Ma non è finita qua, perchè il giornalista Davide De Zan, da sempre deciso a far uscire a galla tutti i reali scenari e grazie un’inchiesta da parte della Procura della repubblica di Forlì in corso viene diffusa un’intercettazione di un detenuto vicino ad ambienti legati alle scommesse clandestine, il quale, riferendosi all’episodio di Madonna di Campiglio, implicherebbe un intervento della camorra nell’esclusione di Pantani dal Giro d’Italia 1999, il sangue del ciclista sarebbe stato deplasmato. Il giorno successivo Premium Sport rende aveva pubblicato una nuova intercettazione, in cui Augusto La Torre, boss di Mondragone, confermerebbe il coinvolgimento della malavita nel caso Pantani, accusando l’alleanza di Secondigliano, per non parlare poi delle parole di Vallanzasca che vi ho ricordato prima.

A questo punto viene da pensare…. ma Marco Pantani era così influente da smobilitare anche il mondo della mafia? In fondo era solo un ciclista. Purtroppo no (per la fine che ha fatto), era IL ciclista. Il più forte di sempre.

E qualsiasi cosa accada, per chi lo ha amato, in quella triste camera d’albergo, non si è ucciso ma è stato tolto da una scena che meritava di diritto di recitare da protagonista, per la seconda volta dopo i fatti di 5 anni prima.

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