In attesa di una nuova alba

Ha rotto le palle. Diciamolo con tutta la forza che abbiamo. E personalmente la sto continuando a vivere malissimo.

Ci ho provato in questo anno appena concluso a ritornare ad una minima normalità. Con una doppia mascherina, disinfettando le mani di continuo e riducendo praticamente a zero la socialità. Poi il 25 maggio la prima dose del vaccino tanto attesa, 20 giorni dopo la seconda.
Ad aprile mamma e papà con Luana che aveva aperto “le danze” a gennaio.

Ho sempre creduto ai vaccini e continuerò a farlo. Anche se in questo momento, con una variante che colpisce, in maniera lieve, anche chi ha la terza dose, ritorno ad essere preoccupato. I numeri sono schizzati in alto e c’è da dire che rispetto agli ultimi mesi la corsa al tampone per i vari pranzi e cene natalizi ha di fatto influito.

A giugno ho ripreso ad andare a giocare a calcetto almeno una volta a settimana. Da più di due anni ad esempio non sto andando in piscina, luogo dove il contagio potrebbe circolare come non mai. Meglio non rischiare.
Siamo andati in ferie a settembre, ne avevamo bisogno. Anche lì, quante giustificate precauzioni.

Appena tornato mi sono buttato a capofitto in una nuova avventura iniziando ad allenare calcio a Celle la leva dei primi calci 2013-2014-2015. Avevo bisogno di staccare lavorativamente qualche ora e provare non solo ad insegnare qualcosa ma anche imparare io stesso.

A lavorare non mi sono mai fermato. Mascherina, FFP2 rigorosamente (mi fa ridere ora chi si lamenta che la deve indossare, mai tolta da marzo 2020), due in caso di conferenze stampa affollate e microfono lasciato nel dimenticatoio lasciando spazio a strumenti più adatti durante una pandemia.

Poi la situazione da dicembre in poi è nuovamente iniziata a peggiorare e ho ripreso ad evitare, anche se non mi ero mai lasciato andare (sbagliando a volte, lo so) a mangiate di gruppo al ristorante e ho perso probabilmente anche delle amicizie in questi anni, pre e post pandemia. Quando mi guardo indietro mi rendo conto di non aver fatto errori, soprattutto se penso che la prudenza non basta mai.

25 giorni fa appena aperta la mia fascia d’età (per gli asmatici a sto giro non c’era la corsia “preferenziale) mi sono catapultato al centro vaccinale di Savona. Pfizer 3.0 e zac, siamo a tre per salvaguardare le persone a cui voglio bene.

Basterà? Visto l’andazzo forse no e non so come e quando ne usciremo. Andremo avanti con quarte e quinte dosi e poi sto bastardo si endemizzerà? Non penso.

Ieri il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ringrazio, nel suo ultimo discorso di fine anno del settennato, ha detto: “Cosa avremmo dato per avere i vaccini quando le bare erano trasportate dai mezzi militari; sprecare questa possibilità è un’offesa a chi non l’ha avuta”.

Un gol nel sette contro quei 5 milioni di italiani che non vogliono vaccinarsi (alcuni per la cronaca, c’è da dire purtroppo che non possono e a loro va la mia vicinanza) e ai quali vorrei dire un bel vaffanculo. Abbiamo perso una generazione e sta continuando ad accedere, di anziani. Come i giovani che negli anni 30 e 40 hanno perso la vita durante la guerra. Lo siamo di nuovo in guerra e visto che l’arma l’abbiamo per combattere il nemico, usiamola.

L’altra mattina guardando dalla finestra della cucina mi sono lasciato ammaliare da un’alba meravigliosa. Ecco, mi aspetto che quest’anno sia ricco di soli che spuntano dal mare. Lo spero.

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