BuonGiro. Bardet lascia tra le lacrime. Oggi Superga nel ricordo del Grande Torino

La fuga arriva o non arriva? Arriva o non arriva? Ceeeeerrrrto che non arriva. Mettiamoci nei panni di Pascal Eenkhoorn, Julius Van der Berg, Nicolas Prodhomme e Mirco Maestri.

Tutto il giorno in solitaria e ripresi sul pavè finale del centro storico di Cuneo. Il ciclismo è anche questo: la beffa finale ai 700 metri dall’arrivo (bene Maestri che ha tentato fino all’ultimo di rimanere agganciato) per chi è stato protagonista per una intera giornata. Ma spesso c’è chi ce la fa ed è l’apoteosi. Vincere andando in fuga, il massimo per un corridore, soprattutto con poche possibilità per mettersi in mostra.

La volata cuneese la vince per la terza volta il francese Demare praticamente incontrastato se non con il guizzo tentato da Cavendish e Bauhaus. Gaviria al solito pasticcia e questa volta è il compagno Richeze a tirargli le orecchie (non è la prima volta, ricordate l’anno scorso?) visto che gli aveva aperto un buon varco lanciandogli la volata. Con lite annessa che non fa bene né all’UAE, né ai due corridori. Vedremo se ci saranno strascichi. Nel frattempo Treviso sarà la loro ultima occasione utile in volata.

La notizia però del giorno è il ritiro di uno dei protagonisti di questo Giro, quel Romain Bardet che in questa prima parte di corsa Rosa aveva fatto intravvedere buone cose e che certamente puntava alla classifica. Quarto posto a 14 secondi da Lopez, un nulla.

Un virus intestinale lo mette ko e la scena del suo ritiro ci fa capire quanto sia importante per un corridore il Giro d’Italia. Le lacrime, la testa bassa e metti fine ad un sogno di un anno intero.

Dopo Miguel Angel Lopez, Bardet, che si somma a chi ha già dovuto dire “addio” a sogni di classifica come Yates.

Oggi tappa breve e molto intensa senza un momento di respiro. Il dislivello complessivo, se rapportato ai chilometri percorsi, è quello di un tappone alpino con i primi chilometri però da Santena fino ai piedi della prima salita che sono gli unici pianeggianti. Poi si scalerà il versante di Rivodora di Superga e si entrerà in un circuito di 36.4 km da percorrere due volte. Verrà scalata la suggestiva collina di Superga e il Colle Maddalena. Con il pensiero che non potrà non andare al 4 Maggio 1949 e alla tragedia aerea accorsa proprio nei pressi della Basilica di Superga che pose fine all’epopea del Grande Torino, probabilmente la squadra di calcio italiana più forte di tutti i tempi. 31 furono le vittime di quell’incidente in cui la quasi totalità dei cinque volte campioni d’Italia consecutivamente morirono.

La prima salita presenta 5 km sempre attorno al 10% con punte del 14% e la seconda invece, molto più breve, si snoda su una strada dentro un bosco a carreggiata ristretta con pendenze che raggiungono il 20%.
Dallo scollinamento del Colle Maddalena si scende fino a Valsalice con alcuni tratti impegnativi tra le case per risalire con pendenze elevate fino al Parco del Nobile. Gli ultimi 4 km sono tutti in discesa mediamente su strada ristretta e dopo l’ultimo chilometro dentro la città di Torino la strada si allarga notevolmente e diventa pianeggiante a circa 700 m dall’arrivo. 

Favorito? Beh Mathieu Van der Poel anche se è troppo dura per lui. Mi aspetto attacchi dei big e oggi attenzione ai “delusi”, da Yates a Ciccone/Mollema, a Formolo, Kamna e Foss/Dumoulin.

BuonGiro.

Foto: Lapresse

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