La libertà di essere liberi

Ieri, mercoledì 3 maggio, si è celebrata la giornata mondiale della libertà di stampa. Pietra miliare cardine della democrazia, ha vissuto momenti bui, terribili, situazioni storiche in cui molti giornalisti hanno perso la vita per una riga, per un titolo che a qualcuno non andava bene. Testa bassa e scrivi quello che ti diciamo noi, il diktat dei regimi.

Siamo in un periodo della storia in cui tutti siamo liberi, più o meno ,di scrivere quello che vogliamo, i blog ne sono stati l’inizio ma i social hanno dato una mazzata di pericolosità, in cui tutti possono dire tutto, senza quasi nessuna censura, senza avere un tesserino dell’ordine dei giornalisti.

Da quando provo a fare questo mestiere, ad esempio, cerco di non scrivere nulla sulla politica, in tanti sapete che ideali ho, ma cerco di essere obiettivo, non ironizzo neanche più sulle controparti che non riescono a venire contro al mio credo.

Giornalismo è obiettività, caccia alla notizia, ok, ma con precisione, senso, rispetto. Alcuni giornali a mio avviso non seguono una linea editoriale che valga la pena essere degna di questo nome ma si sa il giornalismo politico, le correnti fanno parte della nostra stampa italiana nonostante tutto.

La censura fascista in Italia ha visto compiere un’attività di censura e di controllo sistematico della comunicazione e in particolare della libertà di espressione, di pensiero, di parola, di stampa durante tutto il ventennio fascista, con la creazione del Minculpop vennero chiusi alcuni giornali, aperti solo quelli di matrice fascista con giornalisti costretti a abbassare la testa pur di non rischiare la vita. Ma siamo nel 2017 e la questione non migliora, la Turchia viene considerata la più grande prigione al mondo per i giornalisti, situazione che si è aggravata a partire dal fallito golpe del luglio scorso, molti giornalisti sono stati arrestati, 48 i reporter morti nel 2016, 1228 dal 1992, molti di questi hanno perso la vita nella guerra ma una grossa percentuale per la politica e la corruzione.

Non si sta meglio negli States dove con la vittoria di Trump si stanno toccando i minimi termini nella libertà, non è mai capitato che un Presidente diserti la cena dei corrispondenti e nel caso dei suoi primi 100 giorni attacchi furiosamente i giornalisti.

L’organizzazione non governativa Report Senza Frontiere ha pubblicato il World Press Freedom Index del 2017, cioè la classifica annuale che sostiene di ordinare i paesi del mondo sulla base di quanto è libera la loro stampa. L’Italia si Piazza quest’anno al 52º posto su 180 recuperando 25 posizioni rispetto all’anno prima, non un buon risultato anche se prendere con le molle, in classifica ci precedono paesi che non stanno benissimo dal punto di vista della stabilità governativa, da sottolineare i primi 4 posti dei Paesi scandinavi, loro sì che ultimamente possono insegnarci parecchio in tutti i settori.

Tanti i ricordi in Italia dei giornalisti uccisi in tempo di guerra, Carlo Casalegno, vice direttore de La Stampa ucciso dalle Brigate Rosse, chi ha perso la vita nella lotta contro la mafia.

Non è vero che i giornalisti sono degli sciacalli, sono uomini, uomini veri, che ci aiutano a scoprire cose che non verrebbero fuori senza la ricerca, le notti passate insonne, i pochi soldi nel portafoglio.

In molti mi dite se sono sicuro di voler fare questo mestiere, ne sono convinto, ci credo, quando scrivo mi sento vivo.

Pieno di quella voglia di raccontarvi la verità.

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