BuonGiro. IWG non uno scioglilingua ma una realtà. I big si guardano, Lavarone li aspetta

Intermarchè-Wanty-Gobert. Uno scioglilingua, un nome da ripetere ancora e ancora. Una squadra che sta sorprendendo non solo il Giro ma tutto il panorama internazionale di ciclismo. Dopo l’impresa di Girmay alla Gent-Wevelgem e in questa corsa rosa, ieri nella tappa delle tappe, ad aggiudicarsi la vittoria sull’Aprica è stato Jan Hirt che entra così anche prepotentemente in top ten. Nel quale era già presente il compagno Pozzovivo, 40 anni e non sentirli che ieri ha accusato leggermente il colpo ma è sempre lì, a lottare con i primi.

Il corridore ceco era in fuga già dal mattino insieme ad un nutrito gruppo di “delusi” o di gregari di lusso dei big tra i quali Valverde (capitano evergreen della Movistar), Arensman (Dsm, diventato capitano dopo l’addio di Bardet) Kelderman/ Kamna (Bora), Ciccone (Trek), Yates (Bike Exchange), Carthy (EF) e Fortunato (Eolo).

Solo l’olandese della Dsm, staccato come gli altri sul Valico di Santa Cristina, ha provato a tenere botta e Don Alejandro ha fatto vedere che ancora una volta a 42 anni può dare filo da torcere a chiunque.

Nel gruppone dei migliori la Bahrain doveva muoversi e l’ho fatto facendo lavorare tutta la squadra, richiamando Poels dalla fuga senza avere però un impatto così devastante, rovinato poi dalla solita sfortuna grazie al contatto Bilbao/Landa con il primo che cadendo ha fatto perdere leggermente ritmo al suo capitano e freschezza nella sua pedalata che sarebbe stata necessaria nel finale.

Lo stesso Landa, Carapaz e Hindley si sono guardati senza praticamente mai farsi male e solo Nibali li ha messi in apprensione con un attacco in discesa. Poco incisivo però, se fosse andato per la sua strada, forse la corsa avrebbe preso una piega diversa. Nel finale lo Squalo dello stretto ha perso 30 secondi. Va bene così.

La classifica non ha subito scossoni, a parte l’abbuono recuperato da Hindley su Carapaz nella volatona finale per il terzo posto. Hanno perso parecchio (oltre ai quasi 3 minuti di Pozzovivo, la caduta potrebbe aver influito) Buchmann, Lopez e Martin facendo risalire lo stesso Nibali, Hirt e Valverde.

Oggi ho l’impressione invece che non si guarderanno più. Soprattutto Landa che in vista della crono, non sua specialità, deve cercare di recuperare il più possibile.

Ponte di Legno-Lavarone. LA tappa di montagna per eccellenza è divisa in due parti. Partenza all’insù verso il Passo del Tonale seguita da un tratto di oltre 70 km sempre sostanzialmente in discesa attraverso le valli di Sole e di Non. Superato l’Adige scaleranno la salita di Palù di Giovo passando nella Valle di Mocheni per raggiungere Pergine Valsugana. Le due salite finali sono il Valico del Vetriolo lungo e pedalabile (7% medio circa) e la salita del Menador (Kaiserjägerstrasse) con tratti stretti, gallerie intagliate e pendenze sempre oltre il 10%. Scollinato Monterovere pochi chilometri ondulati portano all’arrivo.
 
Insomma la prova del 9. Oggi chi non ha dato ancora segnali, dovrà farlo. Favorito? La sparo grossa senza scaramanzia. Vincenzo Nibali.

BuonGiro.

Foto: Lapresse

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