BuonGiro. Aspettando il tappone, un pensiero: ma c’era bisogno di uno start così in Ungheria?

Si torna in Italia. Dopo un giorno di riposo per il trasferimento, la carovana rosa ripartirà subito con una tappa degna di nota.

C’è da fare un appunto però sulla partenza di questo Giro d’Italia. A mio avviso l’avvio dall’Ungheria si poteva evitare, salvo solo il calore e l’affetto sulle strade. Ma si sa, il ciclismo unisce tutti.

Ok, che la bandiera ungherese girata al contrario è quella italiana, ma non basta per poter essere considerato come start ideale della corsa per eccellenza. Mi direte, sono gli sponsor, ce n’è bisogno, è la quattordicesima volta che si parte da un paese estero, la prima nel 1965, l’ultima nel 2018 persino in Israele, ma con un Covid di mezzo che ha spazzato via la nostra socialità e voglia di vivere in mezzo alle persone, anche quest’anno (nell’ultimo triennio, soprattutto causa pandemia nel 2020 e 2021) si poteva dare il via dall’Italia toccando così tutte le regioni del nostro bel paese. Manca solo la Toscana, contesterete, vabbè e sti cavoli, mi dite poco….

Da quello che abbiamo potuto ammirare in questa prima 3 giorni, in Ungheria e Budapest ci sono posti meravigliosi e dal punto di vista degli scorci nulla da dire. Ma quanto hanno arricchito le tappe stesse?

Poco. Salvo forse solo per la prima tappa e quegli ultimi 5 km di salitella impreziositi da un Van der Poel immenso e, povero lui, della caduta di Ewan. La crono, invece, 9 km, ha detto poco se non per la salita in pavè. No comment la piattona finale, noia pura che non ci meritavamo anche se il classico appuntamento per i velocisti e il sonnellino con sveglia alle 17.20, non sono per niente una chimera in questo sport.

Essere ospitati poi da un paese che ha come Primo Ministro un “pieni poteri” non mi ha entusiasmato per nulla. Nonostante la politica d’accoglienza delle ultime settimane nei confronti del popolo ucraino.

Dopo questo sfogo posso dire di non stare nella pelle per la tappa di domani. Una Avola-Etna che ci farà già intravvedere qualcosa di quel che sarà. Da Avola si tocca il centro del Barocco Siciliano a Noto per passare per le zone di Pantalica e Vizzini. L’avvicinamento all’Etna è un continuo saliscendi senza però vere salite.
La salita finale, che si conclude al rifugio Sapienza come in altre occasioni, affronta un percorso inedito. Inizio a Biancavilla fino a incontrare la Strada Milia (Giro 2018) e dopo l’Osservatorio Astrofisico si entra nella strada da Nicolosi per terminare al Rifugio Sapienza con il finale classico.
 

Gli ultimi 3 km sono tutti su una strada larga e ben pavimentata e si si snoda per larghi tornanti prevalentemente su colate laviche. Spettacolare. La svolta a U ai meno 250 è solo l’inizio dello sforzo finale con la salita al 3%. Ne vedremo delle belle.

Un commento della volata di ieri? Faccio la Dab gasandomi per aver azzeccato i primi tre sul podio e faccio i complimenti al treno della Quick Step (Ballerini e Morkov su tutti) e a Cavendish che ha fatto uno sprint degno dei suoi 15 anni di carriera. Non benissimo Ewan ma si sapeva dopo la caduta. Ottima volata di Dainese e Mareczko, continua a sorprendere la maglia ciclamino Girmay, fuori dalla top ten Nizzolo.

Ora ventiquattr’ore di riposo. Da martedì si infiamma il Giro.

BuonGiro.

Foto: Lapresse

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