Il ritorno delle 7 sorelle (meno due)

E’ lunedì. Tempo di rientrare al lavoro e dare inizio a una settimana che per molti (non per me da qualche mese a questa parte), per almeno 5 giorni, diventa di una pesantezza incredibile. Non volete ascoltare nessuno, vi svegliate già arrabbiati con il mondo ma qual’è l’unica cosa di cui riuscite a parlare al lunedì mattina con i colleghi in pausa caffè nel monday morning? Il campionato di calcio. E purtroppo, quest’oggi, sarò banale, non me ne vogliano le donne (che per la maggior parte non leggeranno questo pezzo) ma è l’unico modo per farci uscire dal tepore lavorativo.

Sembra tornato il Rinascimento del calcio dei tempi belli, quello delle 7 sorelle ricordate? La Juve degli Agnelli, il Milan di Berlusconi, l’Inter di Moratti, la Roma di Sensi, la Lazio di Cragnotti, la Fiorentina di Cecchi Gori e il Parma di Tanzi. Quest’ultima purtroppo è una nobile decaduta che ora veleggia nel difficile purgatorio della Serie B, la Fiorentina a suo tempo è ripartita dalla C e ora naviga in un limbo con la presidenza Della Valle in un continuo dentro-fuori per dire addio. Degli altri sei presidenti l’unico a resistere è il nipote di Gianni, Andrea, che ha ricostruito la corazzata bianconera sempre più potente dopo Calciopoli, la Roma è agli americani, i biancocelesti nelle mani di un risparmiatore incallito mai amato e le due milanesi si sono colorate di giallo, una tristezza infinita.

Pensare al passato non serve a nulla anzi, perchè in questo inizio di campionato 2017-2018 si stanno intravedendo cose immaginabili viste solo a fine anni 90/inizio 2000. Il Napoli si è inserita come neo sorellina, ci sono voluti anni ma il Presidente De Laurentiis dopo ripetuti piazzamenti, raccimolato un tesoretto su una vendita milionaria, diversi cambi d’allenatore (Reja, Mazzarri e Benitez) ha trovato nel proprio mago Maurizio Sarri, l’oro partenopeo che ha colpito tutti per fermezza, tattica, spettacolarità e 14 giocatori fondamentali su cui imprimere il proprio gioco.

Potrebbe essere l’anno giusto dicono, tra gli scongiuri di una scaramanzia molto napoletana (verrebbe da dire, passatemela, mani sul tavolo guagliò) e una Juventus che forse non sembra essere la stessa degli anni passati. O forse no. Perchè chi ha vinto sei scudetti consecutivi e negli ultimi 3 anni è andato due volte in finale di Champions League non può essere sottovalutato. Hanno perso negli anni Pirlo, Vidal, Pogba, Tevez ma hanno preso, indebolendo la concorrenza, calciatori del calibro di Higuain e Pjanic e un futuro campione, Paulo Dybala. Sono partite le prime critiche perchè la difesa scricchiola, la BBC (Barzagli, Bonucci, Chiellini più Buffon) ha perso l’ex Bari passato al Milan (ne parliamo dopo) e non è riuscita a sostituire uno straripante Dani Alves. Non disperate però tifosi bianconeri, la Vecchia Signora è sempre lì.

La sorpresa di questo scorcio iniziale è sicuramente l’Inter di Luciano Spalletti che non colpisce nel gioco come ha fatto a Roma ma sembra aver trovato l’habitat ideale. Nessuno lo stressa sul mettere in campo la bandiera cittadina, non litiga con i giornalisti, ha costruito da dietro la sua diga (Handanovic, Miranda e Skriniar sembrano al momento una cerniera insostituibile) con un fenomeno, non di tattica sia chiaro ma in area di rigore che si chiama Mauro Icardi, anche se come punto interrogativo ha a suo discapito la poca esperienza nel vincere dei suoi ragazzi, ma quando le partite le porti a casa giocando male, i segnali sono più che incoraggianti.

Alla pari come sorpresa con i neroazzurri visto anche l’ottimo rendimento nelle coppe si trova la Lazio di Simone Inzaghi, sì proprio lui, Inzaghino, il fratello “scarso” che come allenatore invece se la sta cavando veramente alla grande, partendo dalla gavetta come a tanti piace dire per riempirsi la bocca ma nel suo caso funziona, vince tutto a livello giovanile, approda per caso alla prima squadra, viene riconfermato ancora più casualmente perchè Bielsa sbatte la porta in faccia a Lotito, fa strabene, fa crescere i giovani e vince la Supercoppa Italiana contro la Juve proprio grazie al suo pupillo Murgia. Non ha grandi nomi, ad eccezione di un Immobile inarrestabile ma ha costruito la sua forza nel gruppo, concetto che da sempre ha portato alla vittoria gli allenatori di casa nostra.

La Roma invece zitta zitta è lì con un nuovo allenatore, l’ex giocatore Eusebio Di Francesco che ha voluto due suoi uomini (Defrel e Pellegrini), ha impostato il modo di giocare come a Sassuolo con un Kolarov straripante e la fortuna che il bosniaco Dzeko non è quello che i vari Garcia e Spalletti ancora adesso attendono. Ha perso due scontri, diretti, Inter e Napoli, ma ha una gara in meno, con la Sampdoria di quel Giampaolo che tanto sta facendo bene e si potrebbe infilare al momento in caso di vittoria domani nell’anticipo con i neroazzurri.

Nel titolo ho scritto “Il ritorno delle 7 sorelle (meno due)” e qua si tocca il tasto dolente, non tanto per la Fiorentina che sta ricostruendo discretamente con i giovani e un Pioli a cui bisogna dare tempo di migliorare, ma per un Milan che nonostante i tanti milioni spesi sul mercato su tutti un Bonucci capitano contestato che non ha spostato gli equilibri nè con la difesa a 4 nè con quella preferita a 3, i vari Rodriguez, Conti (infortunato, ma in difficoltà nel 4-3-1-2), Kessie, Biglia, Kalinic e Andrè Silva non sembrano possano dare certezze e allo scugnizzo Montella è stato dato il compito di metterli tutti insieme senza consigli a sto giro del vecchio presidente. Chi arriverà, se il diavolo rossonero non vincerà tra mercoledì e sabato contro la Juve, non potrà avere la bacchetta magica, sarebbe impossibile per chiunque.

Ci si consola con un’Atalanta orgoglio nazionale sia per lo storico campionato dell’anno scorso che per l’ottimo inizio di Europa League, specchio di un allenatore Giampiero Gasperini, vero insegnante di calcio. Non sarà al momento una sorella ma sicuramente una splendidà realtà come Torino, Bologna e Chievo.

La pecca? Gli italiani. Sono lontani i fasti della generazione di fenomeni del 2006 conclusasi proprio se vogliamo dirla tutta con Francesco Totti. Aspettiamo purtroppo un colpo di un singolo che ci salvi in vista del doppio confronto contro la Svezia valido per l’accesso ai Mondiali in Russia. Certo, un singolo, perchè purtroppo a centrocampo al momento la coperta è corta, dietro come annunciato tra Juve e Bonucci si scricchiola e il gallo Belotti potrebbe non farcela.

Incrociamo le dita. Intanto godiamoci questo ritorno del Campionato italiano che già nell’infrasettimanale può renderci meno pesante una settimana lavorativa.

 

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